1855, l’infermeria sullo scenario di guerra dà il via all’Unità d’Italia

Guerra di CrimeaLa guerra di Crimea, 1853-1856, apre effettivamente il processo che dà il via all’Unità d’Italia

Tutti sanno che l’ingresso del Regno Sabaudo nel contesto europeo fu consentito grazie alla possibilità per l’esercito dei Savoia di partecipare alla Guerra di Crimea in cui lo Zar Nicola I pensava di piegare l’Impero Ottomano, considerato il grande malato d’Europa.

Solo che la Russia dovette trovarsi davanti prima la Gran Bretagna, poi la Francia che preoccupate dalla possibilità che la Russia avesse uno sbocco sul Mediterraneo preferirono aiutare i nemici di sempre, i turchi. In questa guerra, come in altre guerre di questi tempi, l’esito non fu dettato dalle strategie degli eserciti. Le epidemie furono il vero esercito da battere.

L’alleanza franco-inglese sostenuta dalla nascente Italia ebbe la meglio nonostante i russi avessero capacità di soccorso notevoli con Nicolay Pirogov che usò la prima volta l’etere ed il cloroformio per le anestesie. Per la prima volta furono usati gli antibiotici.

Si sforzò di rimediare alla situazione spesso disperata dei malati e feriti durante il loro trasferimento e mise a punto un sistema di evacuazione rapida dai campi di battaglia verso gli ospedali più vicini. Carenze e malattie determinarono più vittime delle battaglie. Pirogov assunse la direzione della Comunità dell’Esaltazione della Croce.

Per la prima volta i soccorsi sanitari operavano sulla scena delle battaglie vere e proprie. Riuscì a ottenere ospedali militari da campo e assistenza ai feriti con trasporto diretto verso ospedali veri e propri. Ma il nemico non erano le ferite da guerra, bensì le malattie. Colera, dissenteria, scorbuto, tifo, vaiolo, congelamento, fortissima mortalità post-operatoria furono la causa delle decimazioni di massa dei russi. Su 309mila effettivi vi furono 95mila decessi. Anche gli italiani subirono gli stessi mali.

La mortalità fu alta, e i sabaudi ebbero dalla loro un altro innovatore della medicina: Luigi Verde che diventò Capo del Corpo Sanitario della Marina. Le dotazioni sanitarie di bordo dei vascelli del Regno sardo erano considerevoli, la gamma dei farmaci molto ampia. Molto dettagliate erano le norme sull’igiene dei locali, la conservazione dell’acqua potabile e il confezionamento dei cibi.

Lo scorbuto si manifestava con infiltrazioni emorragiche dei tessuti, caduta dei denti, dimagrimento, grande stanchezza, inappetenza e facilità di infezioni che portavano poi non infrequentemente alla morte. Le “febbri putride” erano in realtà febbri di tipo tifoide (le attuali salmonellosi) o il vero e proprio tifo. Nella guerra in Crimea, nel 1855, l’avvenimento storico di primo piano per l’Italia fu quando i Bersaglieri si distinsero su tutti. Ma il colera tra di loro non fece eccezioni di grado, portando alla tomba anche il capitano Alessandro La Marmora.

Ma il Regno di Sardegna riuscì ad entrare nel contesto europeo grazie al presidente del Consiglio Cavour.

Nel 1855 il Corpo di Spedizione guidato da Alessandro La Marmora aveva 18mila soldati che si distinsero nella battaglia della Cernaia. Le perdite furono appena 23, molte furono invece le morti causate dal colera, circa 2mila. Ma i morti a causa di malattia, nostri e alleati, per nostro merito, furono molto meno ingenti di quelli dell’esercito avversario.

La spiegazione storica è data da Antonio Santoro, e Mario Maida in uno studio presentato nel convegno dal titolo: Il Corpo Sanitario Militare sardo nella guerra di Crimea: operatività complessa in uno scenario semi­moderno, presentato a Firenze il 9 ottobre 2010 organizzato dal Comitato Regionale Croce Rossa.

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