Altro che Superba! Il consuntivo finanziario mostra un Comune in sofferenza economica
Dodici anni di politica dell’apparire hanno nascosto i problemi della città. Le casse sono vuote. Tivoli si scopre povera e si sveglia dal sogno di una corsa al facile taglio dei nastri che deriva dalla logica del “Paga Pantalone”. Scopre di aver fatto il passo più lungo della gamba e non per realizzare opere pubbliche, bensì per attività finanziarie azzardate come operare con presunto avanzo di cassa e sottoscrivere i derivati.
Il dato non va semplicemente a fornire ulteriore elemento di dibattito politico tra Centrodestra ora al governo di Tivoli e Centrosinistra che l’ha governata per dodici anni. Serve a dire che debbono calmarsi tutti gli appetiti in casa Centrodestra. Non c’è margine per grandi investimenti produttivi se non attraverso finanziamenti procurati da altre fonti diverse dalle casse del Comune. Questo perché, fatti tutti i dovuti riscontri nelle finanze reali dell’ente pubblico tiburtino, i soldi non ci sono e si prevede la riduzione dei trasferimenti dallo Stato di circa un milione.
L’assessore al bilancio Marino Capobianchi l’ha ammesso in seduta di Consiglio comunale di lunedì 21 giugno. “Il Comune ha una situazione finanziaria preoccupante” – ha detto davanti ai Consiglieri e al pubblico ammutoliti.
Il saldo cassa in diminuzione costante: due milioni 400 mila nel 2007, 3 milioni 668 mila l’anno successivo, supera ancora i 3 milioni il rendiconto del 2009. Il Comune ha operato un anticipo di cassa nel 2009 pari a un milione di euro. In sostanza il fondo è in diminuzione fino a raggiungere una diminuzione di cassa, il Comune ha una sofferenza di circa 6 milioni. Oggi i debiti fuori bilancio arrivano a 3 milioni.
Nel rendiconto del 2009 significativo appare lo spostamento attraverso i debiti fuori bilancio.
A complicare le manovre finanziarie del Comune c’è il fatto che nel 2007 non si è rispettato il Patto di Stabilità. Scattano quindi una serie di rigori che ingessano ancor più la capacità di manovrare nelle finanze dell’ente pubblico. Quindi, nel 2009 è stato chiesto dallo Stato centrale un saldo finanziario di meno 3 milioni 700 mila, nel 2010 viene chiesto un saldo di più un milione 101 mila, nel 2011 viene chiesto più 8 milioni 800 mila.
Con queste premesse, imposte sempre dal Patto di Stabilità, non sarà proponibile per il Comune il mantenimento delle condizioni dell’accordo Comune-Stato centrale-Unione Europea per questo e il prossimo anno. Il Patto di Stabilità è imposto in sede comunitaria, serve ad avere certezza sui bilanci delle amministrazioni pubbliche, affinché i governi locali non si trovino nelle condizioni di chiedere risorse per ripianare debiti.
Ma a Tivoli il capitolo più delicato riguarda la questione dei derivati.
I flussi dei contabili swap hanno iniziato ad essere fortemente negativi. Il trend negativo continuerà ad esserlo fino alla durata contrattuale a meno che vari l’andamento dell’euro. La giunta Vincenzi aveva sottoscritto dei prodotti derivati al fine di avere al più presto risorse da spendere contraendo una sorta di mutuo con percentuale di rischio piuttosto alta. L’effetto procurato porta a una condizione debitoria del Comune per almeno un decennio. L’ultima nota di Unicredit, che è l’istituto di credito con il quale Tivoli ha contratto i derivati, è del 14 giugno. Indica, solo per i derivati, che il Comune ha una condizione di passività pari a 3 milioni 279 mila! Al fine di compensare lo sbilanciamento causato dalla sottoscrizione dei swap nell’ultimo anno sono stati iscritti a bilancio nel 2010, uscite per ben 600 mila euro.
Altro argomento di continuo esborso del Comune sono le società partecipate. L’Ama presenta costi superiori agli incassi della tariffa Tia. Il Comune quindi si troverà a far pagare ai cittadini euro in più senza alcun miglioramento del servizio. I cittadini dovranno dividersi la maggiorazione di spesa imprevista dai 6 milioni 677 mila euro preventivati agli 8 milioni 376 mila che effettivamente debbono essere sborsate nell’ultimo piano finanziario approvato dal commissario prefettizio.
Il problema da finanziario diventa politico quando i cittadini si trovano a constatare che a monte di soldi spesi in più dalla previsioni, a Tivoli presenta ancora problemi di infrastrutture. Gli Arci manca di strade asfaltate. A Tivoli Terme ci sono zone non illuminate. A Villa Adriana ci sono aree dove il servizio di raccolta dei rifiuti lascia a desiderare. In mancanza di risorse la risposta dell’amministrazione in carica appare insufficiente. Come al solito, in questi casi, recita la favola del “project financing” – cioè l’utilizzo di risorse private per opere pubbliche (parcheggio, cimitero) per il cui uso i cittadini paghino un pedaggio.
Bisognerebbe informare gli amministratori che la soluzione che oramai sconta sedici anni di applicazioni deludenti in Italia. L’unica scelta possibile per il governo della città consiste nel creare un vero e proprio dicastero per la ricerca di fondi finalizzati al recupero, ristrutturazione, risanamento di una Città d’Arte come Tivoli con tre monumenti sotto la tutela dell’Unesco.
Fare questo significa prevedere uno specialista a Bruxelles nello staff di Sandro Gallotti pronto a portare a casa soldi pronti per fare quel minimo di opere che i cittadini si aspettano dal nuovo corso amministrativo. Sarà difficile spiegare infatti che la città si ferma per anni a causa dei debiti contratti da chi li ha preceduti. Bandita la finanza creativa si dovrà dimostrare creatività per saper recepire finanze.







Tivoli ha due siti UNESCO e non tre (Villa Gregoriana è gestita dal FAI).
Si dimentica, poi, il quartiere Braschi, lasciato all’incuria e, di notte, al buio. E poi, la ormai insostenibile ubicazione del Tribunale in Viale Arnaldi (ma perchè non lo hanno realizzato vicino al casello di Tivoli della A24, nella “lottizzazione Nathan”?), che ha strangolato il quartiere Braschi e la città di Tivoli in un vortice di automobili e di presenze incontenibile e che, tra l’altro, ha “sfrattato” una Scuola!. Tutto questo con il beneplacido di varie Amministrazioni, di vari colori politici. Per non parlare poi dei soldi buttati in opere faraoniche, poi letteralmente abbandonate (solo per parlare di Tivoli: Via degli Stabilimenti, Ponte della Pace, giardini di Via Empolitana e di Villa Braschi, ecc. ecc.)
Anche se di gestione FAI anche Villa Gregoriana mi risulta sito Unesco. Ma questo non è il problema. Io visto che noi ci occupiamo prevalentemente di Sanità, mi spingo oltre il tuo quesito: ha ancora senso, oggi, concepire un ospedale al centro di una cittadina da 30 mila abitanti? (Quali sono quelli del centro storico). Ha ancora senso rivendicare l’orgoglio di un ospedale tutto cittadino e non di area tiburtina? In tal senso vicino al casello vedrei bene il nuovo ospedale. Oppure accanto al casello in costruzione a Guidonia. Magari utilizzando le strutture dell’Italian Hospital Group. Non sarebbe così in una struttura pubblica. E’ vero. Ma è meglio la situazione che vediamo ora per il SS Salvatore. Chiedo scusa per il ritardo nella risposta e ringrazio per la tua nota.
io, come tanti tiburtini, alle ultime elezioni, dopo dieci anni di malgoverno di centrosinistra nella nostra città abbiamo deciso di voltare pagina, affidandoci al centrodestra, con la speranza che l’attuale sindaco che nella sua passata esperienza come traghettatore, aveva fallito per motivi imprenditoriali, poteva riscattarsi ora che aveva più tempo da dedicare a Tivoli, ma purtroppo ci ha deluso a tutti, perchè si è fatto raggirare da vecchi volponi, ormai in pianta stabile e padroni del palazzo comunale, i quali oltre cha a lasciargli un’eredità di svariati milioni di euro di debiti con diverse banche, lo hanno coinvolto in una delle più grandi truffe mai avvenute nella nostra città, ossia, la vendita delle terme e dell’Asa per coprire il buco, che se denunciato in tempo utile avrebbe mandato a vedere il sole a scacchi, a tutti quelli che accordandosi con grandi imprenditori hanno rovinato e continuano a rovinare tivoli. Nel ringraziare dello spazio concesso porgo distinti saluti
Ci vai giù pesante! Quella della privatizzazione delle Terme e dell’Asa è una della miriade di esempi italiani in cui imprese, nate pubbliche, hanno avuto indesiderate trasformazioni a imprese completamente private. Non prima di esser andate in bancarotta e aver dovuto dimostrare questa operazione come l’unica possibile. La valutazione su le terme di Tivoli è estremamente complessa perché nessuno qui può paragonare le terme di oggi a quelle di quindici anni fa! “Questo miglioramento di struttura il cittadino di Tivoli l’ha pagato a caro prezzo” – mi si dirà. Ma quanto poteva ancora tenere una struttura che manteneva solo le vestigia della sua lontana bellezza? D’altra parte è pur vero che “si sarebbe potuto scegliere un percorso di privatizzazione più chiaro, consapevole e aperto a imprese con esperienza consolidato sul settore turistico-termale”. Giusto. Ma quanto avrebbero investito in loco? Forse meglio, forse peggio. Chissà? Completamente diverso la valutazione da fare sulla privatizzazione dell’Asa. Perché vanno in bancarotta tipologie di imprese che quando nascono private riescono a stare sul mercato a sopravvivere degnamente? Rispondere degnamente a questa domanda significa scottarsi sulla nostra realtà tutta italiana.
Spero che la redazione pubblichi questo mio commento, che a dir del vero è piu un interrogazione, rivolta ai vecchi e nuovi amministratori della città di Tivoli. Il vostro editoriale pubblica un’articolo su “a Tivoli più debiti che idee” Vogliamo cominciare a capire come il nostro comune abbia accumulato tutti questi debiti? Partiamo dalla gestione delle piazze, dei chioschi e dei locali pubblici che vengono dati in gestione ad esponenti che fanno parte dei partiti di maggioranza che amministrano la nostra città, i quali invece di gestirli personalmente li affittano a terzi traendone un ingente guadagno, per non parlare di che fine fanno i vetri ed i cartoni raccolti dai mezzi dell’ASA nelle vie tiburtine e portati a pagamento a spese del comune nei depositi di una ditta privata, la quale a sua volta li rivende ottenendo doppio utile. Quale spiegazione si può dare a simili atteggiamenti? quella di incompetenza di gestione o quella di favoreggiamento pilotato e retribuito? Se i Tiburtini chiedessero delle spiegazioni a quelle brave persone a cui hanno dato fiducia per rappresentarli, penso che non troverebbero le parole adatte, come quelle che si sentono nei comizi pre-elettorali. La soluzione del quiz la lascio a quelli che ancora credono in una politica sana, priva di interessi personali e con un solo scopo, quello dell’ideale.
Ne hai parlato con l’amministrazione? Col sindaco in persona o con un suo delegato? Loro sono tenuti a darti una risposta. Ti ringrazio del tuo invervento e ti auguro di ottenere soddisfazione.