Al San Camillo la nuova Unità di cure Residenziali intensive

Regione Lazio Renata PolveriniSaranno trasferiti gli 8 pazienti critici, attualmente ricoverati presso la Casa di Cura San Giuseppe, che rischiavano una interruzione dei programmi di assistenza

Si tratta di una esperienza unica in Italia perché ‘interamente pubblica’ e soprattutto perché affianca alle attività di assistenza tradizionali, molteplici funzioni innovative.

L’Unità di Cure Residenziali intensive sarà dotata di 40 posti letto ed in questa prima fase verrà attivato il primo modulo in grado di ospitare 9 pazienti. È un reparto ad alta assistenza residenziale ed elevato impegno sanitario in grado di poter ospitare pazienti critici che versano in stato vegetativo, post-coma, coma prolungati e con gravi patologie neurologiche degenerative progressive.

Presso l’unità, oltre alla riabilitazione, si potrà usufruire di tutte le prestazioni specialistiche e diagnostiche di cui necessita un paziente in coma vegetativo o in stato di minima coscienza quali Tac 24 ore, risonanza magnetica nucleare con consulenza specialistica, consulenza chirurgica h24, trattamenti dialitici con possibilità di attività trasfusionali, consulenza anestesiologica con esperienza in pazienti tracheostomizzati e con gravi patologie neurologiche.

In sintesi tutte le prestazioni tipiche di un ospedale sede di Dea di II livello. La struttura prevede inoltre, accanto alla strategia terapeutica, anche l’addestramento del paziente, dei familiari e delle persone che, in una prospettiva futura, quando i pazienti andranno a casa, forniranno loro la necessaria assistenza.

“La nuova Unità di Cure Residenziali intensive – ha detto Renata Polverini – sarà il punto di riferimento per tutto il Lazio e darà una risposta concreta alle famiglie che quotidianamente assistono i loro cari tra mille difficoltà. Una iniziativa pienamente coerente con la politica di risanamento e riorganizzazione che abbiamo avviato volta a rendere il sistema sanitario regionale più efficiente, più efficace e in grado di garantire l’appropriatezza delle prestazioni”.

Fonte: Regione Lazio

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