Call Center, come il telefono piange per molti lavoratori da nord a sud

TeleperformanceSono passati quasi dieci anni da quando la storia dei precari del call center Atesia, generò un film documentario di Ascanio Celestini dal titolo “Parole Sante”.

La questione della crisi dei call center, e del lavoro precario è sempre più che mai di attualità.

La mappa diffusa da Slc-Cgil sulla situazione dei call center in Italia è impietosa.

Fatto salvo il discorso del contratto di solidarietà che lo scorso 24 giugno la società Teleperformance SpA di Roma ha siglato insieme alle Rsu di Fistel- Cisl, Slc-Cgil, Uilcom- Uil e Ugl Telecomunicazioni, che entrerà in vigore il prossimo 5 luglio e per un anno, causerà la riduzione oraria del 20% di tutto il personale lavorativo con la riammissione della flessibilità oraria stabilita entro un termine di 48 ore dall’azienda stessa, in base alle esigenze di campagna, la mappa delle società a rischio è la seguente. In Lombardia 3.100 posti sono a rischio.

Circa 350 contratti a tempo 350 contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati per la crisi di Voicity Holding e del calo di volumi registrato da Almaviva, tra Milano e Monza. Ulteriori 1.950 posti sono a forte rischio in provincia di Milano (Telecontacto, Media Call), nel bresciano e nel bergamasco.

La crisi non risparmia neanche la Liguria con 200 operatori della filiale Comdata di Genova in mobilità e 1.000 persone delle società Argos e Call&Call tra Genova e La Spezia a rischio licenziamenti per rinnovi di commessa in forse con le società clienti. In Toscana la crisi della Answers di Pistoia é stata solo in

éparte risolta: ci sono ancora 360 persone in cassa integrazione per le quali non è certo il reintegro totale in tempi brevi. Lavoratori in cassa integrazione straordinaria sono presenti a Pisa, Arezzo e nella provincia fiorentina (per un totale di posti a rischio di circa 450 unità). Nel Lazio, la crisi call center vuole dire soprattutto Kronos a Pomezia con il suo fallimento costato il posto a sessantacinque dipendenti, ma anche Omnia Network, con la vertenza circa i 250 licenziamenti annunciati per via della perdita della commessa Inps/Inail. In Abruzzo è in atto la procedura di licenziamento per circa 300 lavoratori

da parte della Transcom SpA. Crisi in parte superata grazie ad accordo con la E-Care SpA, ad oggi vi sono ancora 75 lavoratori della Transcom in cig che rischiano di non rientrare nel circuito produttivo se non si sblocca l’assegnazione della commessa Inps\Inail. In crisi occupazionale l’azienda 3G di Sulmona (400 operatori) e altre aziende minori in provincia di Pescara (180 addetti). Fra Catanzaro e Vibo Valentia in Calabria sono già andati persi

2.500 posti a seguito della crisi Phonemedia. Altri 700 posti sono a forte rischio a causa della crisi di aziende minori: possibili difficolta’ dovute alla commessa di H3g si annunciano per un centinaio di dipendenti in cigs di Datel Telic. In Sardegna la crisi si concentra a Cagliari: 450 lavoratori di

Video On Line2 sono senza stipendio da diversi mesi e altre due aziende hanno dichiarato uno stato di crisi che coinvolge altre 190 persone. Mentre in Sicilia a Trapani 650 persone vengono coinvolte dal tracollo di

Phonemedia, a Palermo 100 lavoratori licenziati da Omnia Network e 130 dipendenti in mobilità tra Catania e Agrigento. Sempre su Palermo, nel secondo semestre del 2010, bisognerà verificare la situazione della Alicos (gruppo Almaviva) e di 4You, dove ”il calo dei volumi delle commesse Alitalia, Wind ed Enel dovuto anche a una politica di delocalizzazione delle attività all’estero, mette a rischio circa 5.500 posti di lavoro”.

Inoltre a Catania, oltre alla crisi di Ratio Consulta (150 lavoratori in Cigs), si registrano possibili difficoltà per le strutture operanti presso Mister Bianco (circa 900 addetti). Da Nord a sud,n quadro davvero impietoso circa un settore che pareva destinato a proliferare senza ostacoli, ma che ora non rappresenta più una sicurezza di lavoro per molti giovani.

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