L’attività fisica interpretata come un grande fattore di energia per le facoltà cognitive
Aboliamo gli ospedali facciamo più palestre e campi sportivi. Oramai la ricerca dopo aver analizzato il problema tende costantemente a raccomandare l’esercizio fisico come terapia. Va bene per l’ipertensione e per il diabete. Va benissimo per l’obesità. Ha un ruolo anche per coloro che hanno tendenze al tumore alla prostata o comunque ad alcune degenerazioni tumorali.
La forza e capacità della memoria mancava all’appello delle qualità potenziate dall’esercizio fisico. Ora c’è anche lei. Secondo una ricerca subito dopo un esercizio fisico la memoria ha i suoi buoni effetti. Lo sport praticato in effetti aumenta la produzione di una proteina che migliora la salute delle cellule nervose.
La ricerca non ha ancora il bene di una pubblicazione scientifica fededegna ma comunque ha incontrato gli auspici del prestigiosissimo New York Times. I nostri quotidiani e portali sanitari, compreso il nostro modestissimo, sono assai più prudenti prima di farsi portavoce di tesi che alla luce delle verifiche potrebbero tradursi come erronee.
La ricerca, chiaramente, fa fede su alcuni studenti universitari sedentari presi come campione. La sperimentazione è consistita nel guardare in rapida successione immagini di volti con nomi a loro estranei. I ragazzi, quindi, dovevano abbinare i volti ai nomi secondo la connessione che era stata precedentemente proposta.
Un altro gruppo dopo aver visionato facce e nomi è stata fatta salire su una cyclette portando questo secondo gruppo allo stremo delle energie. Il gruppo motorio ha avuto una performance migliore.
Ma la parte interessante viene solo successivamente. A ciascuno dei ragazzi è stata fatta un’analisi del sangue. Agli sportivi è stata trovata maggiore quantità di una proteina, il fattore neutrofico, cervello derivato – bdnf. Questa proteina aumenta il senso di benessere delle cellule nervose. Quindi le conclusioni dei ricercatori guardano alla stessa proteina come un innervante per la memoria.
Ora, l’ambito di ricerca sul quale si vuole approfondire la traccia consiste nel fatto che l’attività sportiva faccia bene e in qualche modo stimoli proprio le attività cognitive e non si fermi quindi a una generica prontezza di riflessi mentali, pur questi legati alla memoria.
Alla faccia delle centomila macchiette fatte sugli sportivi forti di muscoli ma non di cervello e dei vari Winston Churchill, Giulio Andreotti e Jean Paul Sartre che avversavano la pratica sportiva come dissipatrice di energie che l’intelletto può impiegare altrove.
Fonte: New York Times








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