Un altro vademecum stringente quando si mangia fuori ed è scortese oltre che sconveniente ricusare delle pietanze
Il vademecum pubblicato sul quotidiano La Stampa è formato di quindici inderogabili norme.
Primo. Innanzitutto il ristorante, trattoria, pizzeria che dir si voglia, deve essere di qualità. Verificare, farsi dare garanzie, controllare su internet su questa primale condizione di adesione alla scelta.
Secondo. Abolire la fame come sentimento primordiale: fare una merendina salutare prima di mettersi a tavola.
Terzo. Gestire pranzo o cena in modo oculato: carboidrati o proteine, questo per dare un senso alla vostra alimentazione evitando ricchi antipasti.
Quarto. Porzioni misurate. Misurate a cosa? Misurate alla porzione registrata nei normali consumi casalinghi. La serata al ristorante deve essere una deroga ambientale, non alimentare, alla corretta alimentazione.
Quinto. Il senso della misura è in voi. La scommessa è questa. E ci sono due metodi: farsi portare mezzo porzione, oppure consumare mezza porzione – laddove chiaramente ci si imbatta in certo tipo di ristorazioni dalle portate generose.
Sesto. Mangiare lentamente, masticare molto, bere tra un boccone e l’altro. Parlare con i commensali per distogliervi.
Settimo. Sempre laddove vi troviate in una ristorazione nostrana con portate generose e vogliate ordinare un piatto unico ordinate due porzioni in meno al numero dei commensali.
Ottavo. La cena è a buffet! Prendete un piatto piccolo. Metà frutta e verdura, un quarto proteine leggere, l’altro quarto carboidrati.
Nono. Chiedere al cameriere di apportare varianti, tipo senza sale, oppure altre piccole ricercatezze di proprio gusto.
Decimo. Lotta ai condimenti pesanti. Se la pietanza portata ne ha chiedere un altro piatto pulito e salvare il salvabile di quello che è arrivato invece denso di olio.
Undicesimo. Chiedere esplicitamente poco olio di condimento al cameriere.
Dodicesimo. Denominazioni di piatti troppo ricche implicano troppi ingredienti, quindi tante calorie: diffidare!
Tredicesimo. Abolire laddove il piatto indichi parole chiave come “fritto”, “croccante”, “cremoso”, “spalmabile”, “imburrato”.
Quattordicesimo. Attenzione ad aggettivazioni come affumicato, sottaceto, in brodo, marinato – spesso indicano un eccesso di contenuto di sale.
Quindicesimo. Le parole da tenere in considerazione invece sono: “naturale”, “fresco di stagione”, “grigliato”, “in camicia”, “al vapore”.
Fonte: La Stampa








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