Ripetere giova, ma l’argomento è diventato un tormentono nel dibattito sui sistemi perché le aziene sanitarie costino meno
Terribilmente ripetitivo il dibattito sul modo per trasformare in virtuosi i bilanci della sanità, per risparmiare senza rinunciare a mezzi e servizi. Occorre una sola cosa, implementare servizi tecnologici oggi semplicemente alla portata di ogni organizzazione complessa e saperli utilizzare come normalmente si fa nel mondo occidentale.
Questo per la Sanità è ancora impossibile e non davvero per motivi di miopia da parte degli organi di gestione, semmai di poca trasparenza, una pratica adottata da tutte le organizzazioni sanitarie in Italia. Ad aggiornare questo punto oramai tematizzato una miriade di volte arriva una ricerca del Politecnico di Milano.
Recita l’articolista del Corriere: “La ricetta per intaccare la spesa pubblica sanitaria (100 miliardi, il 7% del Pil nel 2011) è di sfruttare potenzialità trascurate che permetterebbero di risparmiare oltre 5 miliardi: telemedicina, fatturazione elettronica e ricetta elettronica … La telemedicina potrebbe evitare spese per 3 miliardi perché sposterebbe i costi dell’assistenza dall’ospedale dove una giornata di degenza costa mediamente 500 euro al territorio. Le cure domiciliari si aggirano attorno ai 50-70 euro. Nel 2010 le giornate di ricovero ospedaliero sono state 75 milioni e basterebbe una riduzione del 10% (la riduzione possibile per gli anziani è addirittura del 50%) per ottenere risultati sensibili sul piano del contenimento economico”. Questo è solo un esempio tematizzato più volte. Poi esistono i farmaci. Le confezioni a farmaco unico, “la farmaceutica che costa circa 11 miliardi per quanto riguarda le specialità rimborsate dal servizio pubblico. La fatturazione elettronica permetterebbe di tagliare spese amministrative pari allo 0,23%, dunque circa 25 milioni”.
Quale terremoto finanziario deve ancora capitare perché si faccia?
Fonte: Corriere della Sera – Cittadini e Salute








Ultimi commenti