Il 15 Novembre 2011 un convegno al Senato della Repubblica, Sala Capitolare, Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva, alle ore 15
I dati parlano chiaro. Il diabete si sta diffondendo come una piaga sociale. Necessario allora aprire un dialogo tra operatori sanitari, amministrazione pubblica ed economisti, visto che le scelte strategiche in Sanità sono oramai dettate dall’economia. Innanzitutto partire dall’evoluzione della ricerca e diffondere i suoi risultati come pratica sanitaria diffusa.
Infatti il diabete di tipo 2, in molti casi, può essere prevenuto da un cambiamento di stile di vita: dieta sana, limitata quantità di grassi e trenta minuti di moderato esercizio fisico al giorno. Uno screening per il diabete e per il pre-diabete è consigliabile in tutti i cittadini sopra i 40 anni. Col diabete bisogna agire senza indugi.
Le ortganizzazioni sanitarie pubbliche debbono capire che, nonostante le sue propagini sociali, il diabete appare come il fanalino di coda tra le malattie gravi e invalidanti. Solo l’1,5% viene trattato con farmaci innovativi come quelli della classe Dpp-Iv e Glp-I. Il resto d’Europa è molto più avanti a noi italiani. Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna usano le nuove molecole nel 15% dei casi. I nuovi farmaci non rappresentano una criticità sul piano economico, quanto piuttosto un’opportunità per aggredire la malattia con risultati migliori.
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