Una legge che nel mondo dello Sport agonistico sta prendendo sempre più piede
Dieci ore a notte. Anche questo può configurarsi in un obiettivo agonistico. I pigri andranno in brodo di giuggiole.
La fonte da cui arriva questo studio non è tra le più attendibili perché pone al centro della sua missin editoriale proprio la valorizzazione del sonno. Fa impressione la conclusione che ribalta totalmente il mito della persona perfettamente efficiente che dedica al riposo una parte residuale delle ventiquattro ore.
In tal senso molte delle ricerche neurologiche danno ragione alla tesi per cui un pieno sonno ristoratore consente di recuperare appieno ben distribuendo le diverse apprensioni che viaggiano tra l’archivio mentale del conscio e dell’inconscio.
Il periodico Sleep, comunque, ha misurato la qualità delle attività di un gruppo formato da undici giocatori di basket. Un tipo di attività agonistica specificamente interessata alla qualità globale dell’attività di un atleta perché la prestazione si misura anche sulla concentrazione, sulla freschezza, sulla prontezza, non solo sul numero dei canestri e sulla velocità dello sprint che chiaramente sono comunque al centro degli interessi del preparatore atletico.
Il miglioramento quindi è stato quantitativo oltre che qualitativo. Il 9% di canestri in più sui tiri liberi, il 9,2% per i tiri da tre punti. E poi maggiore voglia di giocare, maggiore spirito di collaborazione che consente all’atleta di non perdere mai il senso del gioco nel pieno dello sforzo agonistico.
Il risultato non è nuovo nel mondo sportivo italiano. Nel calcio Omar Sivori soleva dormire fino a poco prima di entrare in campo. Lo stesso consiglia lo studio ai giocatori di basket.
Fonte: Sleep








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