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Droga: meno dipendenza più consumo

Cannabis“Il mondo delle tossicodipendenze sta cambiando”.

A dirlo è Daniela Spaziani, psichiatra del Ser.T. di L’Aquila nel suo intervento al convegno del 25 luglio scorso in cui ha delineato il quadro attuale dell’uso di sostanze e della devianza sociale che le tossicodipendenze accompagnano.

“Il modello tradizionale del tossicodipendente si è modificato in questi ultimi anni: il tossicodipendente oggi è per lo più integrato nella società, ha una funzione e un ruolo sociale, non è più tanto percepito come “pericoloso”, anzi, ha raggiunto quasi una “normalizzazione” nelle apparenze, nei modi di fare e di inserirsi nel mondo del lavoro”, è la premessa di Spaziani.

Ciò nel senso che il tossicodipendente oggi può essere anche l’impiegato in banca, il dirigente dal colletto bianco che, al di là delle serate di sballo, riesce a mantenere l’apparenza di persona socialmente integrata. A cambiare oggi, è anche il mercato degli stupefacenti. Le cronache riportano le conseguenze tragiche dell’uso di nuove sostanze che hanno quasi soppiantato eroina e cocaina ma hanno anche superato quel confine che prima c’era tra droga pesante e droga leggera. Tutte le droghe devono essere considerate “pesanti” e “pericolose”, ma spesso è bassa (o addirittura nulla), la percezione dei rischi e dei danni correlati.

Nonostante le perplessità espresse dalla Spaziani, dalle ultime evidenze sull’andamento del fenomeno tossicodipendenza, risulta un trend in controtendenza rispetto agli anni precendenti.

Infatti, dai dati del Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga, emerge che nella popolazione generale tra i 15 e i 64 anni il numero totale dei consumatori (intendendo con questo termine sia quelli occasionali che con dipendenza da sostanze – uso quotidiano) è in diminuzione. Mentre nel 2008 la stima di consumatori era di 3 milioni 934 mila, nel 2010 è risultata essere di 2 milioni 924 mila, il 25% in meno.

“Alcune delle risposte a questi dati – spiega Spaziani – sono da ritrovare nell’aumento degli interventi di prevenzione, nell’incremento della politica del contrasto che si sostanzia in maggior numero di sequestri di droga da parte delle forze dell’ordine. Ma un altro fattore che ha portato a questa riduzione potrebbe essere la crisi economica che determinerebbe una minore disponibilità di denaro con diminuzione della capacità di spesa; ciò si tradurrebbe forse in minor acquisto di droga da parte dei consumatori occasionali con possibile conversione verso consumi meno costosi.

Verosimilmente oggi sembra diminuire il consumatore occasionale a favore di una stabilizzazione del consumo abituale di droga. La quota di contrazione nei consumatori occasionali è del 30% mentre dei consumatori dipendenti è del 10 %”.

Ma ci sono anche altri fattori da valutare. E qui l’analisi di Spaziani inizia a individuare il fenomeno delle poliassunzioni (tendenza all’uso di cocktail di più sostanze insieme, stupefacenti e non) e il consumo per aree geografiche. “È diverso il consumo di sostanze tra nord, centro e sud Italia, ed è da segnalare, ad esempio, il ritorno della morfina per uso iniettivo in alcune zone del nord, come il Piemonte.

Mentre un allarme lanciato dal Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga è rappresentato dalle offerte di commercializzazione di sostanze illecite su internet con: presenza di farmacie online (vendita di farmaci senza prescrizione medica), presenza di online drugstore (acquisto di sostanze illecite, senza controlli), sviluppo di specifici forum, blog, chatroom, social network dedicati alla discussione sulle varie droghe, dove circolano informazioni e consigli circa il consumo e l’acquisto di sostanze (in maniera molto socializzata e socializzante). A rischio, pertanto, sono i giovanissimi che passano molto tempo su internet e possono venire in contatto con molti siti d’acquisto di sostanze apparentemente innocue.

Un altro fattore da considerare è oggi l’enorme variabilità di droghe immesse sul mercato; ce ne sono di tutti i tipi, da quelle chimiche a quelle naturali; spesso si tratta di “droghe furbe” perché “sfuggono” agli organismi di controllo e ci vuole molto tempo perché siano schedate nelle tabelle degli stupefacenti. Ad esempio, oggi a cambiare rispetto al passato sono gli stessi cannabinoidi, in quanto il principio attivo (tetraidrocannabinolo) può essere molto più concentrato e quindi più “potente” e “dissociativo”, come nella droga chiamata “skunk” (“puzzola”, per il forte odore che emana).

Altro fattore di rischio oggi è la comparsa di “cannabinoidi sintetici (JWH018, JWH073, JWH200)”. “Sono sostanze conosciute – spiega sempre Spaziani – con il nome di Spice e n-Joy e spesso vendute come miscele aromatizzanti o profumatori d’ambiente, insieme a catinone e mefedrone, da poco divenute ufficialmente sostanze poste sotto controllo”.

Ma la caratteristica dei consumi riguarda anche l’uso improprio di sostanze perfettamente legali perché destinate ad altre applicazioni. “È in aumento – prosegue Daniela Spaziani – l’uso a fini di “sballo” di sostanze legali che troviamo comunemente in casa, come solventi, colle, smalti (considerate “droghe dei poveri”) e alcuni tipi di medicinali. Si registra, ad esempio, un uso improprio di ansiolitici (benzodiazepine), di buprenorfina e GHB.

Inoltre la specialista di prevenzione e cura delle tossicodipendenze elenca anche i dati dei Ser.T. : “Nel report i tossicodipendenti con bisogno di trattamento (stimati) risultano essere 393.490 che rappresentano il 9,95/1000 dei residenti di età compresa tra i 15 e i 64 anni, di cui 216.000 per oppiacei e 178.000 per cocaina. Un altro dato rilevante è che anche rispetto al 2008 il numero dei tossicodipendenti in trattamento non è diminuito (168.364 nel 2009 contro 151.700 nel 2008). I soggetti che hanno richiesto per la prima volta un trattamento sono stati 33.984 (4%in meno rispetto al 2008) con un tempo medio di latenza stimato tra inizio uso e richiesta di primo trattamento di 5,5 anni (oscillante tra i 4 e gli 8 anni), differenziato da sostanza a sostanza. Ciò significa che non sempre ci si rende conto del problema in poco tempo e che si chiede aiuto con ritardo.

L’età media dei nuovi utenti è circa 30 anni, con un arrivo ai Ser.T. più tardivo rispetto agli anni precedenti, con tutti i rischi che ne conseguono.

Le sostanze primarie maggiormente utilizzate sono risultate essere: il 69% eroina, il 16% cocaina e il 9,3% cannabis. In calo l’assunzione per via iniettiva.

Un triste primato in questo report è della regione Umbria con il più alto numero di decessi per overdose.

Da non sottovalutare, inoltre, la sempre maggiore diffusione di altri tipi di dipendenze non meno pericolose: il gioco d’azzardo, l’internet addiction, lo shopping compulsivo”.

Le droghe non sono scollegate alla fase economica nelle quali sono inserite e al circuito di moneta. “La crisi economica sembra aver portato alla diminuzione di droghe più costose, ma la diminuzione di disponibilità a spendere si ritiene abbia causato un aumento dell’uso di alcol del 18,2 per cento. L’alcol è una sostanza legale, se ne fa uso regolarmente a tavola (infatti è un componente essenziale della nostra dieta mediterranea), fa parte della nostra cultura ed è accettato socialmente. I dati dell’Istat ci dicono che ci sono 3 milioni di bevitori a rischio”.

L’alcol fornisce un capitolo a parte sulle “dipendenze patologiche” sul quale non si ragiona mai con chiarezza. “In Italia si registra un milione di alcolisti. È pericolosamente in crescita il numero di ragazzi che bevono alcolici, soprattutto fuori pasto. I primi abusi ormai si verificano a 11-12 anni. Innumerevoli sono i danni correlati all’alcol che ogni anno vengono calcolati a fatica. Si stima, infatti, che l’alcol causa il 10% di tutte le malattie, il 45% degli incidenti automobilistici, il 9% di invalidità o malattie croniche. L’assunzione di alcol anche nei luoghi di lavoro rappresenta un rischio aggiuntivo rispetto ad un rischio lavorativo preesistente. Su 1207 decessi per infortunio nel 2007 se ne sono verificati 342 su strada in occasione di lavoro e 287 in itinere. Le morti su strada rappresentano una vera emergenza della sanità pubblica”.

Nei dati presentati da Daniela Spaziani emerge un fenomeno sociale di proporzioni drammatiche, di tale gravita che è difficile fare rapporti.

E se opere di dissuasione e di repressione appaiono insufficienti, il legislatore dovrà farsi carico del problema così radicato socialmente e adottare nuovi provvedimenti. D’altro lato sarebbe necessario che tutti gli attori socio-sanitari, i Ser.T., le Comunità Terapeutiche, i Medici di Medicina Generale, le associazioni, il volontariato, le strutture sanitarie, nonché le famiglie, gli amministratori, le scuole, i mass media, costituissero una rete di alleanze per diffondere informazioni scientificamente corrette, per sensibilizzare, per elicitare consapevolezze, per esigere una più accurata regolamentazione in ambiti a rischio (es. giovani, guida, lavoro), per offrire interventi specifici a chi sta male.

Il meta-obiettivo è quello di combattere la cultura degli eccessi e promuovere la cultura degli stili di vita sani e responsabili. Solo con un cambiamento di paradigma culturale di questo tipo si può tutelare la salute propria e quella della collettività, nonché affrontare il disagio e la sofferenza multidimensionale di una persona dipendente da sostanze che necessita di solidarietà ma anche di risposte terapeutiche mirate e competenti.

Federica Sciarratta

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