Enea e uno studio italo tedesco rispondono agli avveniristici progetti giapponesi
Cingere la circonferenza massima della luna di pannelli solari che spediscono l’energia con laser o con microsonde. Sembra fantascienza e invece lo è quella di Shimidzu.
Il vantaggio consiste nel fatto che la cintura di pannelli acquisirebbe energia tutto il giorno senza problemi di nuvole o della notte. Ci vogliono cento anni per costruirla.
Trenta anni invece per avere vere centrali solari nello spazio dal costo di 21 miliardi di dollari. Anche qui le centrali manderebbero l’energia sulla Terra sotto forma di un raggio di microonde. Arriva dall’Enea, invece, una soluzione più realistica: utilizzare basi come i deserti in Africa oppure utilizzare fonti fossili”.
Nel febbraio è stata scoperta la proteina che fa utilizzare al meglio alle piante l’energia solare. A fare la scoperta è un un team di ricercatori delle Universita’ degli studi di Milano, Università del Piemonte Orientale e Ludwig Maximilian Universitaet di Monaco. Italiani e tedeschi, quindi.
Pubblicata dalla rivista scientifica “Plos Biology”, la proteina identificata fa variare l’apparato fotosintetico delle piante in maniera funzionale rispetto alle condizioni ambientali e climatiche.
A che serve? Il suo beneficio consiste nelle potenziali ricadute sia sul fronte agricolo, per la produzione delle piante coltivate, sia nelle tecnologie legate anche alle energie rinnovabili. Ma il dato importante consiste anche nel chiarire importanti dettagli molecolari alla base della regolazione della fotosintesi. .
Fonte: Ecofriend
Fonte: Enea
Fonte: Plos Biology







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