La presentazione dei dati sul Lazio esposti e visibili per la situazione di Civitavecchia
L’impatto ambientale più pesante nei territori avviene attraverso le grandi concentrazioni industriali dove si produce energia. Lo stabilimento di Civitavecchia non poteva fare eccezione.
La salubrità dell’aria circostante ne è così compromessa. Così i dati presenti dalla ricognizione avvenuta grazie all’Osservatorio Ambientale della centrale termoelettrica ENEL di Civitavecchia Torrevaldaliga Nord.
Le emissioni di anidride solforosa raggiungono il dato “40″” come media mensile, quando i livelli di guardia per le direttive europee si attestano a “200″ ed a “100″ sono i limiti posti dall’ Autorizzazione integrata ambientale (AIA) che consiste in un provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto.
L’Ossido di zolfo è registrato a livelli “200″ appena al limite per le prescrizioni europee, ma non per l’AIA. Le polveri sono a 50, ben al di sopra del limite di 30 stabilito dall’Unione europea e al limite di 15 stabilito per l’AIA.
Il problema dell’impatto di queste grandi strutture rimane al centro del dibattito sulla salvaguardia ambientale. Il 2 marzo scorso il ministero della Salute ha finanziato con 550 mila euro uno studio epidemiologico coordinato tra le Asl di Torino, Pisa, Verona, Milano per certificare l’impatto degli aeroporti italiani.
L’Osservatorio Ambientale della centrale termoelettrica ENEL di Civitavecchia Torrevaldaliga Nord è stato costituito dalla Regione Lazio nel marzo 2010 con il compito di esaminare e di valutare le ricadute della centrale sull’ambiente e sulla salute della popolazione attraverso l’analisi dei livelli complessivi degli inquinanti provocati dalle diverse energia, trasporti, industrie.
Fonte: Regione Lazio
Allegato: OAC Rapporto 2010








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