Farmaci da banco che aumentano di prezzo

FarmaciEcco il perché in una spiegazione del Centro studi Agenzia del farmaco

Capita spesso in farmacia di trovare prodotti cosiddetti declassati perché non facenti parte di medicine di prima necessità e catalogati come “prodotto da banco” che il prezzo sia maggiorato.

Questo succede perché il Servizio sanitario nazionale non riconosce rimborso in quanto non facente parte di farmaco necessario, ma il suo uso consiste in un palliativo, oppure in un coadiuvante, ma non ha specifiche qualità farmacologiche risolutive. Almeno questo il giudizio del Servizio sanitario nazionale.

Diventa così farmaco di fascia C. Infatti può essere acquistato senza prescrizione medica. Ma anche in tal senso vigono tre categorie.

- Quella dichiaratamente “senza obbligo di prescrizione medica” con la sigla SOP – si tratta di prodotti che possono curare patologie lievi.
- Quella dei cosiddetti prodotti sopra il banco, denominati OTC – trattasi di farmaci catalogati come di automedicazione. Chiunque può chiederli e sono prodotti comunemente commerciali.
- Quella con obbligo di ricetta. Sempre in fascia C infatti ci sono anche farmaci di utilità ma soggetti a pericolo se il loro uso è improprio. Il loro uso prolungato è infatti sconsigliato dal Servizio sanitario.

La legge prevede che il prezzo è stabilito da chi ne autorizza la commercializzazione. È il D.L. 87/2007. I farmaci OTC, invece, hanno un prezzo deciso dalla farmacia o dalla parafarmacia.

Esiste una categoria di confine tra questa tipologia di farmaco, per così dire, voluttuario e la medicina curativa che deve invece essere prescritta dal medico. In questo caso sono considerate dal Sistema sanitario nazionale le cosiddette “alternative terapeutiche”. Alcuni di questi farmaci possono esser consigliati al di là della episodicità, possono invece curare patologie vere e proprie. Nel nostro Paese è garantita la possibilità di averli senza costi da parte del paziente, qualora sia attestato un interesse medico specifico. Lo Stato italiano spende 19 miliardi di euro per la tutela dell’equità per accedere alla cura.

Fonte: Corriere della Sera

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