Gheddafi se ne va, lascia le polemiche

Gheddafi assieme a BerlusconiAl di là delle sortite di colore, tanta sostanza tra i due Paesi

Si doveva celebrare il secondo anniversario del Trattato di Bengasi. Si è consumata la differenza culturale tra due mondi con linguaggi e rituali totalmente diversi e ancora inaccessibili l’uno a l’altro.

Silvio Berlusconi a fare gli onori di casa, esalta l’amicizia cercata e ottenuta tra Italia e Libia. Ma subito dopo batte cassa e chiede 5 miliardi l’anno per arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina in Europa via mare.

Il Colonnello non fa sconti neanche con la memoria. Nel suo discorso di quaranta minuti ricorda il passato da invasori degli italiani alla ricerca di un impero. Si spinge a dire che Graziani fu il precursore e l’insegnante dei campi di concentramento di Hitler. Frasi da crisi nei rapporti di diplomazia, ma detti in un incontro ufficiale con un leader col quale è impossibile stabilire un protocollo di incontri assume un carattere tutto diverso.

“Ma era un’altra Italia – ha aggiunto Gheddafi – Oggi c’è il Trattato di amicizia e nuove sfide da affrontare insieme”. E per difendere la sua proposta di cinque miliardi paventa un futuro in cui l’Europa rischierebbe di essere nera perdendo la sua idendità. Si spinge infatti a dire: “Non sappiamo se l’Europa resterà un continente avanzato e coeso o se si distruggerà come avvenne con le invasioni barbariche”.

Fa clamore ogni sua sortita, impressionato il mondo cattolico dalla sua lezione sull’Islam, così come la richiesta dei cinque miliardi, ma la sostanza sta altrove, tra i convitati che sono i partner del futuro immediato italo libico.

Gheddafi si spinge a diventare sponsor italiano nel la richiesta presso la comunità internazionale di ottenere un seggio italiano al consiglio permanente di sicurezza dell’Onu. Secondo il Colonnello le credenziali italiane sono nel fatto storico che l’Italia ha cacciato il fascismo “impiccando Mussolini per le strade”. Argomenti molto controversi che non si attagliano a un conviviale diplomatico. Ma tanto è.

Il primo azionista di Unicredit (la Libia di Gheddafi ha il 7% delle azioni) annuncia anche investimenti nel nostro Paese. Tra il carosello dei Carabinieri e le evoluzioni dei cavalieri arabi ci sono l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, Jonella Ligresti, il presidente Telecom Gabriele Galateri, i vertici Enel Piero Gnudi e Fulvio Conti. Enel ha interessi potenziali in Libia. C’è anche Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo impegnato a fare l’autostrada lungo la costa mediterranea. Sarà realizzata con altre 20 imprese italiane: Todini, Salini, Condotte e Cmc. L’autostrada è stata finanziata dal nostro Paese come risarcimento dei danni del’epoca coloniale.

Ma l’Italia prende anche dalla Libia. C’è infatti anche Finmeccanica, presente anche Pierfrancesco Giarguaglini, uomo di punta del colosso. Finmeccanica è impegnata in Libia insieme a Zarubezhstroytechnology, società controllata dalle Ferrovie Russe Jsc Rzd, con un contratto da 247 milioni di euro per realizzare sistemi di segnalamento, alimentazione e comunicazione sulla tratta da Sirte a Bengasi. La Libia ha firmato un altro contratto con Finmeccanica per una nuova joint venture. Non manca Eni con Claudio Descalzi. Eni ha annunciato investimenti in Libia pari a 25 miliardi di euro.

Fonte: Ansa

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