Grassi e la lotta contro la malaria

Chinino ItaliaDiventa un caso nazionale, il chinino come diritto

Il tentativo compiuto dalla classe medica, nei primi cinquanta anni dell’Italia unita, di guidare con un’organica medicina sociale il risorgimento sanitario del paese è rispecchiato sotto l’aspetto professionale dal pensiero e dall’azione propri dell’associazionismo medico, evoluto dall’associazione medica italiana, nata nel 1862, ai già menzionati Ordini provinciali dei medici, farmacisti e veterinari. Sotto l’aspetto medico-biologico è rispecchiato dal consuntivo che nel 1911 ha compiuto Battista Grassi.

Per quanto riguarda la malaria il governo liberale fa la sua parte legiferando il diritto al chinino per i lavoratori a rischio, ai malati ai familiari, ai poveri che vivono in aree endemiche. Il problema della malaria è avvertita come una questione nazionale. La questione dell’igiene, allora, ha una sua autonomia sull’economia, la sanità si differenzia dal sociale.

Nel 1924, sempre Battista Grassi, fa il suo bilancio.

“Certamente a Fiumicino, Maccarese e Ostia, è restata molta malaria dopo le bonifiche (…). Al riguardo conviene soggiungere che vi sono in Italia 1.300.000 ettari di terreni o paludosi o soggetti a periodiche inondazioni che li rendono malarici come quelli paludosi, oltreché di reddito precario. Le opere di bonifica classificate per categoria e in concessione riguardano 800.000 ettari; gli altri 500.000 ettari o non sono stati ancora classificati o non sono in concessione, perché nessuno ha pensato alla loro bonifica. Bisogna inoltre ricordare che la popolazione nelle plaghe malariche è tutta più o meno ammalata, infiacchita, indolente, rozza, ignorante”.

Fonte: Battista Grassi, I progressi della biologia e delle sue applicazioni pratiche… in AAVV Cinquant’anni di storia italiana, 1860-1910, vol.III, Hoepli, Milano, 1911, pag.76

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