Bamboccioni, mammoni e studenti a vita.
Questi sono gli appellativi che molto spesso vengono usati per descrivere i giovani di oggi. Ma a spezzare una lancia a favore dei giovani è proprio l’ultimo Rapporto Annuale dell’Istat, diffuso lo scorso 2 luglio e dedicato alla crisi economica che vede questi come la categoria più penalizzata.
Vengono assunti con contratti a termine o di collaborazione, non possono chiedere un mutuo e non versano i contributi per quando saranno vecchi.
Il risultato è ben risaputo: i ragazzi e ragazze che prolungano artificialmente l’adolescenza, non tirano su famiglia e rimangono a casa con i genitori. Ma il giovane è riconosciuto un problema sociale fin quando è identificato come tale. C’è stato un tempo, infatti, in cui il giovane non era percepito come una categoria esistenziale.
L’adolescente teenager come lo intendiamo oggi è “nato” negli anni 50. Con l’industrializzazione e la nascita della società di massa i giovani iniziano a prendere coscienza della differenza che c’è tra loro gli adulti e i bambini. Sarà però nel secondo dopoguerra che questa diversità diventa sempre più netta. I motivi sono diversi.
Tra questi il fatto che negli anni 50 i ragazzi hanno più denaro da spendere rispetto alla generazione precedente, hanno più tempo libero ed iniziano a rendersi conto di vivere meglio il rapporto con i loro coetanei. La prima rivoluzione nel modo di vestire. Fanno la comparsa i blue-jeans e i giubbotti di pelle ispirati ai miti del cinema di quegli anni, Marlon Brando e James Dean. Quest’ultimo in particolare sarà il primo attore teenager che diventerà l’icona dell’eroe problematico e nevrotico.
Altro aspetto che contraddistingue il giovane e che accomuna le correnti giovanili, anche nelle generazioni successive, l’atteggiamento di ribellione nei confronti della società e delle regole indotte dagli adulti. Ad accompagnare questa “rivoluzione” generazionale sarà la comparsa della musica rock. È il 1955 quando nei grandi schermi di tutto il mondo esce il film “blackboard jungle” (il seme della violenza) che ha come colonna sonora quella che viene definita la prima canzone rock della storia: Rock around the clock” cantata da Bill Haley & The Comets.
E sempre nello stesso anno si imporranno sulla scena musicale artisti “teenager” come Little Richard, Jerry Lee Louis e l’appena ventenne Elvis Aaron Presley, che ben presto diventerà l’idolo dei giovani anche per le generazioni successive. Da quel momento sarà un susseguirsi di subculture, ognuna di loro contraddistinte da codici diversi espressi attraverso il look e stili musicali.
Negli anni 60 ricordiamo i teddy boys, mod, rockers e centauri, beat e sessantottini. Negli anni 60 nasceranno gli hippie, i glam, i metallari e i punk. Negli anni ottanta sarà la volta dei new waver, i gothic punk e i paninari, mentre negli anni novanta dei rapper cyber punk e il grange. Solo per citarne alcune.
Correnti giovanili di oggi
Tra le correnti giovanili più diffuse negli ultimi anni ci sono gli “emo”. I ragazzi e le ragazze “emo” hanno i capelli con una lunga frangia asimmetrica e gli occhi truccati di nero. Indossano spesso jeans stretti ed aderenti, t-shirt aderenti raffiguranti le band preferite, cintura con le borchie colorate con tonalità accese, scarpe da skater o in generale scarpe nere, Converse o Vans.
Il termine Emo (o Emo-core) si riferisce ad un genere musicale inizialmente compreso all’interno del punk rock. Nella sua evoluzione più moderna, il genere include anche sonorità di tipo melodico orientate all’indie rock e all’alternative rock.
Ma come da tradizione, a questa non può mancare la corrente “rivale” per eccellenza. E allora come è stato per i dark e i paninari, ad esempio, ecco che ad opporsi al look alternativo degli emo arrivano i così detti “truzzi” conosciuti anche come “discotecari”.
Il termine gergale truzzo, in uso prevalentemente nel nord Italia, viene comunemente utilizzato per identificare una sottocultura giovanile nata all’inizio degli anni novanta e tuttora piuttosto diffusa. Alcune delle caratteristiche ricorrenti tra i giovani appartenenti a questa sottocultura sono l’assidua frequentazione di discoteche, la quasi maniacale attenzione all’abbigliamento firmato ed alla moda, e la passione per il tuning di scooter ed automobili.
Correnti giovanili differenti dunque, accumunate però dal senso di ribellione verso le regole, dalla continua imposizione del proprio modo di essere, ma anche espressione diretta della società di massa e del consumismo proprio dell’industria discografica e della moda.
Note bibliografiche
Francesco Doradio e Marcello Giannotti: Teddy – Boys, Rockettari e Cyberpunk. Tipi, mode e manie nel teenager italiano dagli anni 50 ad oggi.
Gianni Bornia: il mito della giovinezza. (Ed. Laterza)







Ultimi commenti