Nella memoria metabolica l’impronta per aver sofferto di iperglicemia
I controlli della glicemia prevengono le complicanze, ma ora sappiamo che in presenza di emoglobina glicosilata i mitocondri, le centrali energetiche degli organismi, producono radicali liberi. I primi studi che attestano una relazione tra valori di glicemia alterati e l’insorgenza dei primi cenni di diabete di tipo 1 partono dal ’93. Altre ricerche a conferma nel ’98, ma sul diabete di tipo 2.
Altri studi dimostrano che chi si sottopone a cure rigorose ma tardive riesce a far tornare normale la glicemia, ma continua a produrre radicali liberi. Una persona in normale stato di salute non ha mai glicemia sotto il valore di 70 e sopra 140. Mantenersi all’interno di questi due valori implica forte dispendio d’energia.
Importante quindi la prevenzione e l’intervento terapeutico precoce. La prevenzione non deve avvenire tutto insieme, perché si rischia di entrare in ipoglicemia. Chi da sempre, da almeno dieci anni, ha avuto una buona glicemia ha il vantaggio di avere meno complicanze. E il corpo se ne ricorda.
Fonte: Ansa








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