Lontani da teorie di purificazione, come da forcing dietologici forsennati
Ci sono diverse discipline fisiocratiche secondo cui bisogna osservare degli interi periodi di digiuno per la purificazione. Le risultanze di concezioni remote nel tempo arrivano dalla religione ebraica con il Yom Kippur, per arrivare ai dettami del Cristianesimo con la Quaresima, nell’islamismo il Ramadan, nei buddisti corrisponde a una pratica spirituale con la quale convivere, nell’induismo come fase esistenziale.
Concezioni che vengono da lontano e sono ancora profondamente radicate anche in regimi dietologici attualmente proposti. Ancora oggi, secondo una ricerca, astenersi dal cibo aiuterebbe a mantenere in salute cuore e vasi perché consentirebbe di tenere sotto controllo glicemia, trigliceridi e peso.
Lo studio basa su dati dei cardiologi dell’Intermountain Medical Center Heart Institute, nell’Utah dove hanno osservato le reazioni di 200 volontari che hanno digiunato per 24 ore. Tenuti solo ad acqua, sono stati misurati il peso, i trigliceridi, la glicemia. Il calo è stato un fatto consequenziale e questo risultato ne conferma un altro simili del 2007.
Ma in assenza di cibo il colesterolo «cattivo» LDL sale del 14 per cento. Quello «buono» HDL sale del 6 per cento. Quindi anche quello totale. Un dato che ha sorpreso non poco i cardiologi, perché a prima vista è difficile associare tutto ciò a una diminuzione del rischio cardiovascolare. Fame e stress quindi fanno aumentare il colesterolo, in più il digiuno fa schizzare alle stelle i livelli di ormone della crescita, che protegge i muscoli e tiene sotto controllo il metabolismo corporeo, anche se in contempo c’è il calo di glicemia e trigliceridi.
D’altra parte è fin troppo ovvio che digiunando scende la glicemia. Spiega Andrea Ghiselli ricercatore di Inran: in assenza di cibo l’organismo mobiliti i grassi per usarli come energia, quindi aumenta il colesterolo in circolo. Quando si torna a mangiare tutto ritorna prima. Il digiuno in realtà, al contrario di quanto si crede, intossica l’organismo
Fonte: Corriere della Sera – American College of Cardiology – Inran








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