Il mattone che delinque

Criminalità“È l’edilizia la criminalità nascosta dietro la legge”

Legambiente il 4 giugno ha presentato la diciassettesima edizione del Rapporto Ecomafia. Il Lazio fa il terzo posto scalando due posizioni dall’anno precedente.

Abusivismo edilizio il reato più frequente per tutti. Roma svetta sulle altre città con il 30% dei furti di opere d’arte. A dire che microcriminalità si associa ad edilizia è Cristina Avenali, direttrice di Legambiente. “I casi legati alla presenza delle Ecomafie in particolare nel settore del cemento fanno ormai parte della quotidianità delle cronache laziali.

Ma quel che colpisce è che l’abusivismo nella nostra regione si nasconde nelle pieghe dell’urbanistica ‘ufficiale’: i grandi sequestri riguardano troppo spesso lottizzazioni nate legali e diventate nella loro attuazione abusive. E per questo servono più controlli da parte dei comuni ed è necessario agire sul piano educativo, favorendo il diffondersi di una cultura della legalità”.

Sta tutto nel “Rapporto ecomafie 2010”. Secondo Legambiente la Campania, predibilmente, conferma il primo posto con 1.179 reati accertati (15,8% del totale), al secondo la Calabria (12,1%), al terzo il Lazio (11,8%), mentre la prima regione del nord è la Liguria (4%).

I dati sono forniti dalle forze dell’ordine. A descrivere gli stati di allarme è il presidente di Legambiente Lorenzo Parlati: “Il Lazio è dilaniato tra piccoli e grandi reati, si rischia un allargamento del senso di illegalità mentre continua la pericolosa ascesa delle mafie. In particolare su cemento e rifiuti la Regione deve dare un forte impulso alle amministrazioni locali con una nuova stagione per la gestione dei rifiuti che incrementi riduzione e raccolta differenziata, facilitando sul fronte dell’abusivismo edilizio il riavvio delle ruspe per gli abbattimenti. L’Ecomafia nel Lazio ha una doppia faccia: da un lato quella dell’illegalità ambientale diffusa che va sempre più denunciata e repressa, dall’altro quello della criminalità organizzata e delle mafie che si conferma ben oltre i livelli di guardia nel sud pontino”

Fonte: Legambiente

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