L’influenza pandemica A(H1N1) meglio nota come febbre suina è un’infezione virale acuta dell’apparato respiratorio che ha cominciato a diffondersi nella primavera del 2009 e ha mietuto il maggior numero di vittime soprattutto in America Latina.
Le sue origini sono tuttora sconosciute, sembra che il virus sia nato in laboratorio per un errore umano, è quanto infatti sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei “padri” dell’antivirale oseltamivir che analizzandolo ha riscontrato caratteristiche genetiche tali da far supporre che sia stato coltivato nelle uova, ma questo fatto è ancora oggetto d’indagine da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Partita dal Messico l’infezione si è velocemente espansa negli USA e quindi in Europa, prevalentemente nel Regno Unito, tenendo in suspense i genitori che quest’estate hanno mandato i loro figli nei campi scuola inglesi a studiare la lingua. Nonostante i primi allarmanti casi mortali che purtroppo si sono verificati anche in Italia, nel nostro Paese il picco massimo di diffusione è previsto per dicembre. Periodo in cui, assicurano le nostre autorità sanitarie, saremo pronti per affrontare la pandemia, eventualmente anche prolungando il periodo di chiusura delle scuole durante le vacanze di Natale, così come ipotizzato dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Gelmini.
I principali sintomi dell’influenza A (H1N1) sono quelli propri dell’influenza stagionale: astenia, malessere generalizzato sonnolenza, febbre, perdita d’appetito, tosse, mal di testa, dolori muscolari e articolari, mal di gola e congestione nasale, e talvolta vomito e diarrea. Nei bambini è utile tener conto anche dei segni di irritabilità, pianto o inappetenza, congiuntivite e diarrea.
Come la normale influenza stagionale il virus si trasmette facilmente ma, a differenza di quest’ultima è molto più pericoloso, innanzitutto perché trattandosi di un nuovo virus la maggior parte delle persone non ha un sistema immunitario adatto a difendersi dall’infezione e in secondo luogo perché si sta diffondendo rapidamente soprattutto tra la popolazione giovane (10-45 anni).
Cosa fare per difendersi dal contagio? L’OMS raccomanda di evitare di toccarsi gli occhi, la bocca e il naso; di tenere le mani pulite, lavandole accuratamente o pulirle con detergenti a base di alcol, evitare il contatto stretto con persone che potrebbero essere ammalate, ridurre il tempo speso in contesti affollati, migliorare il flusso d'aria dello spazio vitale aprendo spesso le finestre; praticare abitudini di buona salute, compreso il sonno adeguato, il mangiare cibo sano e nutriente, e mantenersi attivi fisicamente.
Finora la maggior parte delle persone ha contratto il virus in forma lieve e ha recuperato senza trattamento antivirale o cure mediche. Tra i casi più gravi, invece più della metà delle persone aveva un sistema immunitario debole. Bisogna rivolgersi al medico nei casi in cui si avvertono difficoltà respiratorie associate a stati febbrili persistenti da più di tre giorni, tenendo presente che nella maggior parte dei casi il riposo e il consumo di liquidi sono sufficienti a guarire.
Tuttavia l’arma migliore per la prevenzione, soprattutto per i soggetti più esposti e vulnerabili, è rappresentata dal vaccino. L’11 settembre il vice ministro alla Salute, Ferruccio Fazio, ha firmato il provvedimento recante “Misure urgenti in materia di profilassi vaccinale dell`influenza pandemica A/H1N1” nel quale sono individuate le categorie di persone a cui è garantita la copertura vaccinale (circa il 40% della popolazione) quando sarà disponibile il vaccino la cui consegna alle Regioni e alle Province Autonome è prevista nel periodo 15 ottobre-15 novembre 2009.
Chi deve fare il vaccino? In ordine di priorità sono comprese: tutte le persone ritenute essenziali per il mantenimento della continuità assistenziale e lavorativa, ossia: personale sanitario e socio-sanitario; personale delle forze di pubblica sicurezza e della protezione civile; personale delle Amministrazioni, Enti e Società che assicurino i servizi pubblici essenziali; i donatori di sangue periodici; donne in gravidanza tra il secondo e il terzo trimestre; persone a rischio, ossia affette da malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e BPCO; malattie dell’apparato cardiocircolatorio, comprese le cardiopatie congenite ed acquisite; diabete mellito e altre malattie metaboliche; malattie renali con insufficienza renale; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; neoplasie; gravi epatopatie e cirrosi epatica; malattie congenite ed acquisite che comportino carente produzione di anticorpi; immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale; patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie, ad esempio malattie neuromuscolari; obesità con Indice di massa corporea (BMI) > 30 e gravi patologie concomitanti; condizione di familiare o di contatto stretto di soggetti ad alto rischio che, per controindicazioni temporanee o permanenti, non possono essere vaccinati.










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