“Nonostante si fumi di meno non diminuiscono le patologie polmonari come la BPCO (broncopneumatia cronica ostruttiva) e l’asma”
Sono le conclusioni espresse al congresso di Scanno conclusosi il 7 aprile. Tutta la responsabilità è da riferirsi a veicoli, industrie, centrali elettriche, inceneritori e cementifici.
Si sono riuniti pneumologi ed ricercatori ambientali. Le malattie polmonari crescono a differenza delle patologie cardiocircolatorie. Aumenta anche il numero di tumori al polmone correlati all’esposizione cronica di inquinanti atmosferici. In uno studio delle metropoli l’inquinamento dell’aria è responsabile di 30 mila attacchi di asma l’anno nei ragazzi sotto i 15 anni.
L’inquinamento porta anche alla polmonite. I bambini ricoverati nell’area metropolitana di Roma, aumenta in rapporto all’innalzamento dei livelli di inquinamento atmosferico sono sempre di più. La Metanalisi italiana degli studi sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico sono stati esaminati dal ‘96 al 2002. Gli effetti a breve termine su nove milioni di abitanti constano di 900 decessi in più, da ritenute cause attribuite a polveri, fumo, microgocce di sostanze liquide in sospensione nell’atmosfera sotto forma di particelle microscopiche (PM10).
Il diossido di azoto si stima abbia determinato 2000 decessi in più, il monossido di carbonio ha creato 900 decessi in più. Le particelle fini (PM 10 e PM 2,5) in forma concentrata, secondo queste analisi, vengono messe in relazione al declino della funzione polmonare, fino alla morte.
Fonte: Agi Salute








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