I ricercatori italiani dell’Università Cattolica di Roma sperimentano l’ecografia sulle articolazioni come tecnica per capire se il paziente sta recuperando
Lo studio dimostra che nell’artrite reumatoide la diagnosi clinica di remissione non è sufficiente per evitare ricadute.
Ne soffrono in 180 mila a 240 mila persone, in Italia. Sono in molti a curarsi adeguatamente perché non hanno ricevuto una diagnosi corretta. Il 40-60% dei pazienti in cura vada incontro a ricadute. Il peggioramento delle lesioni articolari, della aterosclerosi e la perdita sempre più importante della capacità lavorativa sono le conseguenze.
Il paziente segue la terapia sempre, modificandola magari ogni tre mesi per adeguarla all’evoluzione della malattia. La sospensione delle cure può essere comunque decisa quando il paziente è in remissione clinica (non ha sintomi) da 12 mesi.
Ma adesso questo tipo di decisione terapeutica può essere fatto in modo più preciso e in meno tempo con un’ecografia alle articolazioni infiammate. La terapia si può sospendere se si osserva la remissione ecografica almeno da sei mesi. L’esame ecografico è la chiave per decidere quando si possono sospendere le terapie senza correre il rischio di ricadute.
Questo rischio, infatti, si dimezza (-50%) se le cure si sospendono dopo aver osservato con l’ecografia che il paziente è in remissione. Inoltre, secondo i risultati di uno studio in fieri, se la remissione ecografica è persistente da 12 mesi, il rischio ricadute si azzera o quasi. La nuova tattica diagnostica è stata sperimentata al Gemelli di Roma.
Fonte: Agi Salute








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