La Finanziaria triennale di lacrime e sangue obbliga a un ripensamento del pianeta amministrativo di cura e tutela della salute perché rimanga di tutti e non diventi di pochi
La sanità italiana si porta verso criteri che sono sempre più di natura privatistica. Depongano le illusioni coloro che scrivono con nostalgia ai tempi della riforma sanitaria del ’78.
La tendenza è sempre più quella di privilegiare ai temi dell’economicità tanto da preferirli a quelli dell’etica in astratto. ”La spinta verso una reale aziendalizzazione è il meccanismo che può realizzare la manovra, nel senso che può evitare gli sprechi, come dimostrato da alcune Regioni”.
Lo ha detto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, il 7 luglio nel suo intervento all’assemblea della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere. Con ciò esplicita che le aziende debbono essere ripensate: quindi nuovamente definite come ruoli, potenzialità e capacità di intervento.
Il ripensamento nella retorica della politica è sempre “in senso positivo”. Tradotto nel linguaggio degli uomini significa. “strutture – parola di Fazio – dove si valutino i fattori produttivi, considerando da un lato i costi e dall’altro i risultati, anche in termini di qualità e delle prestazioni”.
Il ministro non è rimasto sul vago ma ha specificato: “Una rivalutazione dell’azienda in senso etimologico è importante d’altra parte vorrei ricordare che sebbene si possano chiamare tagli ma questa è in realtà l’applicazione dei costi standard”. E poi asserzioni del tipo: “Nella reale aziendalizzazione l’unica speranza di poter reggere all’impatto di quelle che sono state necessarie misure nella manovra e ho il convincimento che si vada verso una sanità migliore”.
Fonte: Ansa








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