La Sanità italiana dopo l’Unità d’Italia

Benedetto CroceIn quegli anni cresce la ricerca scientifica e si conoscono sempre più elementi di batteriologia

A contribuire al miglioramento della salute degli italiani contribuisce la riforma sanitaria del 1888. “La popolazione cresce di quattro milioni di abitanti in venti anni, passando dagli oltre 28.400.000 del 1982 agli oltre 32.400.000 del 1901.

La mortalità generale, oscillante intorno al 30% nei due primi decenni postunitari, scende al 265 nel 1980 e si attesta poco sopra il 20% nei primi anni del Novecento. La vita media alla nascita sale da 35 anni nel 1882 a 43 anni nel 1901″.

Anche Benedetto Croce prende la svolta che l’Italia conosce a fine Ottocento come uno degli elementi di qualità in cui si riconosce il carattere incipiente dell’idea di nazione.

Nel saggio su la Storia d’Italia dal 1871 al 1915 Benedetto Croce inserisce la crescita della sanità come elemento evolutivo fondamentale inserendo questo dato tra i fatti salienti della “vita politica e morale” del primo governo Crispi. Si parla di “una legge di indirizzo liberal democratico” con la quale “la vigilanza igienica in Italia fece molti passi innanzi, concorrendo alla spartizione o attenuazione delle epidemie e degli altri morbi, all’abbassamento della mortalità”.

“Le malattie infettive epidemiche si fecero meno gravi e più circoscritte, indisio che i precetti dell’igiene si vanno diffondendo in tutte le classi di popolazione: E come effetto della vigoria della razza, una massa ognor crescente d’individui adulti, invece di accasciarsi nella vita misera alla quale sarebbe destinata restando nel luogo nativo, sciama per il mondo”.

Fonte: Giorgio Cosmacini, Storia della medicina e della sanità in Italia, ed. Laterza Bari, pagg. 344-345, Benedetto Croce, Storia d’Italia dal 1871 al 1915, Laterza Bari, pagg.79 e 190, E. Raseri, Atlante di demografia e geografia medica d’Italia, Istituto De Agostini, Roma 1906, pag. 80

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