La prima battaglia dei lavoratori di Teleperformance SpA, filiale italiana del colosso francese dei call center, è vinta.
Dopo l’annuncio dei mesi scorsi della procedura di messa mobilità di circa 1000 dipendenti, a Roma e Taranto, la Teleperformance ritorna sulle sue decisioni e ritira la minaccia di licenziamenti.
Ma si tratta adesso di stabilire le modalità del cosiddetto contratto di solidarietà, che prevede la riduzione per tutti i lavoratori dei loro turni orari, con conseguente riduzione in termini di stipendio, per almeno un anno,il tempo necessario per l’azienda di effettuare un piano straordinario di recupero dei passivi e di rilancio per il 2011-2012, che permetta quindi nuove assunzioni oltre la salvaguardia dei posti di lavoro attuali.
L’accordo firmato con i sindacati presso la sede del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali a via Fornovo a Roma stabilisce nello specifico, che le ore ‘non lavorate’ saranno comunque pagate all`80%, secondo i termini di legge. Un buon risultato, lo hanno giudicato i sindacati, che permette ai lavoratori di accedere agli ammortizzatori sociali, di allontanare lo spettro della disoccupazione e del precariato, e all’azienda di poter pensare ad un concreto rilancio nel breve periodo.
Sicuramente, per ora, si tratta della migliore soluzione prevista, anche se non accontenta tutti: un gruppo di lavoratori costituitosi in un gruppo autonomo, si è detto contrariato a questa soluzione. Il prossimo 24 giugno le RSU di Slc- Cgil, UilCom- Uil e Fistel- Cisl insieme a Ugl Telecomunicazione si incontreranno nuovamente con l’azienda al tavolo ministeriale per stabilire le clausole di questo accordo.
Il principale punto di discussione, sarà la flessibilità oraria richiesta dall’azienda che non trova tutti i sindacati d’accordo. L’azienda chiede la facoltà di stabilire una turnazione delle ore ridotte, eliminando così le fasce orarie fisse che gli operatori avevano ed hanno tutt’ora.
La Fistel si è detta disponibile ad una turnazione entro e comunque una fascia oraria scelta dall’operatore, quindi mattina o pomeriggio, spostando il turno su esigenze dell’azienda entro e comunque due o tre ore e non capovolgendo interamente la fascia oraria di un operatore pomeridiano alla mattina o l’opposto. Intanto, mentre 65 lavoratori di un call center a Pomezia, hanno perso il posto di lavoro per il fallimento dell’azienda, “Le lavoratrici del Call center Call Job di Bari, sono in sciopero permanente per l’intero turno di lavoro già da 2 settimane a causa della lesione del diritto salariale protratta dall’azienda ai danni dei propri dipendenti”.
In questa strana situazione, finita all’attenzione dei media nazionale, si vede un settore, quello dei call center, in continua evoluzione, con strani fallimenti, nuove assunzioni, subappalti continui, e nuove aperture all’estero (Albania, Tunisia e Romania) ma anche in Italia.
In questi giorni i 415 dipendenti della Best Contact Lazio (Bcl) si sono visti recapitare una lettera di licenziamento “per cessazione attività produttiva a Roma a seguito di perdita totale delle commesse”. Tutte le commesse (Bnl, Banca Fideuram, Mediaset Premium, Carta Si ed altre) nel breve lasso di venti giorni sono transitate in blocco in altri call center. Nel mezzo almeno una buona notizia: la riapertura del call center dell’H3G a L’Aquila, chiuso per inagibilità in questi mesi, a causa del sisma, che ha riaperto finalmente i battenti, permettendo il reintegro ai suoi lavoratori, sparsi in varie sedi nazionali, o addirittura in attesa di essere ripresi dopo la sospensione delle attività.
Daniele Crescenzi







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