Con l’idea di Paese maggiore ottimismo nella ricerca di sistemi diagnostici e cure
Dopo il 1861 ha inizio la dialettica tra un progresso di classe e le sue malattie. Il problema-malaria mette in risalto i rapporti che intercorrono tra la malattia, la precarietà della condizione contadina, l’arretratezza della produzione agricola, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e umane, l’inadeguatezza della legislazione meridionalistica.
Sempre più massicciamente concentrata nelle province centro meridionali, l’endemia malarica perde l’andamento di ciclicità che l’aveva caratterizzata nei secoli dell’economia precapitalistica, quando era legata prevalentemente a fattori d’ordine naturale come il clima e il terreno.
Negli stessi anni una malattia nota fin dall’antichità ha incominciato a trasformarsi in una malattia sociale moderna: la tubercolosi.
Ma questa malattia è una presenza già inquietante nel ventennio che precede l’unità. E mentre anche la ricerca medica attinge da tesi che sotto diverse prospettive associano la malattia alla miseria, sono gli scritti di Karl Marx che Adam Smith e Thomas Robert Malthus ad essere di ispirazione – la scienza medica si viene man mano ingrandendo e perfezionando alla luce dei nuovi fari: l’istologia, la dottrina cellulare, la fisiopatologia, la patologia sperimentale. Nel 1863 Paolo Mantegazza produce finissima anatomia del malato, osservando, palpando, giovandosi di tutti i metodi chimici e fisici.
Fonte: Giorgio Cosmacini, Storia della medicina e della sanità in Italia, ed. Laterza Bari, pag. 327-329








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