Non solo Raymond Domenech e Fabio Capello, ma anche Weiss (Slovacchia), il nostro Marcello Lippi, inizialmente anche lo spagnolo Del Bosque ed il C.t. brasiliano Dunga.
I bersagli preferiti della stampa, di questi mondiali sono loro: gli allenatori delle nazionali. Da sempre sotto pressione, in occasione di ogni appuntamento importante per le loro rispettive nazionali, in questa occasione appaiono maggiormente emarginati nel loro guscio, isolati dal resto del gruppo, assorti nelle loro idee e nei loro schemi, ma sempre e soprattutto attaccati apertamente da tutti: stampa, tifosi e anche giocatori.
Tralasciando il suicidio in diretta mondiale della Francia, simile più all’ammutinamento del “Bounty”, che ad una prestazione sportiva, questo mondiale, appare caratterizzato dalle esternazioni di giocatori più o meno rappresentativi nei confronti dei loro allenatori: capita a Fabio Capello, come a Marcello Lippi, capita a Del Bosque, criticato duramente per la gestione della prima partita finita ko per loro contro la Svizzera, al c.t. del Ghana Rajevac, insultato duramente da Muntari persino al giovane allenatore della lontana Australia, paese che da sempre ha vissuto il calcio in maniera pacata e distaccata, che si vede costretto a rispondere alle accuse della stampa di essere un “piagnucolone” e di attaccarsi alle decisioni arbitrali per nascondere il limiti suoi e della sua squadra, ben lontana da quella del 2006 allenata dal mitico “olandese volante” Guus Hiddink.
Tutte queste pressioni, stanno portando a situazioni paradossali, e si vedono situazioni estreme di attacchi frontali alla stampa, dai commissari tecnici, che cominciano non starci più, alle continue critiche ed ai continui attacchi. Capita a Weiss, giovane C.t. slovacco, che si scaglia contro i media del suo paese ed insulta una giornalista ed andandosene via dalla sala stampa, rilascia sproloqui di tipo sessista e se la prende con tutto il mondo.
Segno forse di una prima iniziale rivolta dei commissari tecnici nazionali? Stanchi delle continue pressioni cominciano a non starci più. E nel mondiale delle polemiche la Politica pare entrare nel pallone con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalleria. Mentre l’Italia fa i conti con le dichiarazioni del leader della lega Bossi, che accusa la Nazionale Italiana di aver già intascato il passaggio agli ottavi di finale, grazie ad una presunta combine con la Slovacchia.
È notizia recente quella che vede Nicolas Sarkozy, convocare una riunione di governo sul disastro della nazionale ai Mondiali di calcio in Sudafrica. Sarkozy che ha problemi ben più importanti da risolvere con l’economia del proprio paese tiene incontri straordinari con Thierry Henry, l’attaccante dei Bleus lasciato a lungo in panchina dal Ct Raymond Domenech. Chiamato d’urgenza dal Presidente pi glamour della storia di Francia anche il premier Francois Fillon, il ministro dello sport Roselyne Bachelot e il segretario di Stato allo Sport Rama Yade. Il caso della rivoluzione dei bleus, è di rilevanza nazionale! Dopo l’allontanamento di Anelka, i ministri francesi sono corsi in Sudafrica per dare una parvenza di unità della nazione e tentare di salvare quello che restava della propria faccia. Peccato che neanche Domenech alla fine era d’accordo con se stesso (o forse si?).
Triste sarà pensare al non difficile rientro in patria di Kim Jong Hun, allenatore della Corea del Nord, dopo la goleada lusitana che ha inflitto finora il passivo più pesante di questi mondiali. Il “Caro Leader” Kim Jong Il, probabilmente non sarà tenero con lui. La partita con il Brasile, fu censurata, dal regime di Pyongyang, mandata in onda in differita con tagli imposti dal duro regime, di immagini, “per il comunismo e la nazione nordcoreana” (forse le vuvuzelas? Oppure i goal del Brasile?). La partita con il Portogallo ha invece rappresentato la più dura sconfitta per il regime, che ha obbligato la squadra ad isolarsi dai media e ad allenarsi in uno squallido sobborgo di Pretoria, per dare forse un immagine poco edificante della democrazia ai componenti della sua scarna delegazione (giocatori, accompagnatori, e qualche funzionario di stato con familiari a seguito che doveva fingere di essere un gruppo di tifosi della squadra). Nel campionato mondiale degli insulti, poche luci dunque e molte ombre.
Per adesso l’unica a salvarsi pare l’Argentina di Maradona, rara isola felice dove tutti sembrano andare d’accordo. Inizialmente sembrava che fosse un mondiale poco fortunato per i portieri, dopo infortunio di Buffon e le papere del portiere inglese Green. Ora pare sempre più il mondiale dei litigi e dello stress che vede protagonisti a loro malgrado gli allenatori, da sempre capri espiatori preferiti da tutti ma che mai prima avevano perso la stima dei propri ragazzi, almeno nel corso di un Mondiale, e mai si sono visti costretti a rispondere per le rime, fare conferenze infuocate, alzarsi ed andarsene insultando tutto e tutti.
E mentre l’Italia si divide sulle accuse di Bossi, e su quanto siamo lontani dal senso di appartenenza alla nazione, che proprio ora festeggia i suoi 150 anni di unità, quattro goliardici e facinorosi cretinetti tedeschi, ne approfittano per lanciare un motivetto che sta spopolando sul web dal titolo molto eloquente “Nur Italien Nicht” ( “Che non vinca l’Italia”). Canzoncina anti-italiana che augura la vittoria a tutti quanti meno che all’Italia , “paese di rozzi e ignoranti, che ha tutto il male di questo mondo, corruzione, mafia e Berlusconi” (queste alcune parole del testo della canzone) Ai tedeschi, pare non importargli molto come vada la loro nazionale, m più come vada la nostra, che secondo quanto dice questa canzone, è l’unica che non deve assolutamente vincere (“Non ci frega niente chi vince la coppa basta che non vinca l’Italia”-dice il ritornello).
Questo ha mandato su tutte le furie Maurizio Costanzo a Notti Mondiali su Rai Uno. Strano che lo stesso effetto non lo abbaiano fatto al “Sor Maurizio” il tifo anti-italiano di Radio Padania, e le dichiarazioni di Renzo Bossi, figlio dell’Umberto ma anche commissario tecnico della Nazionale di Calcio Padana (“Io non tiferò per l’Italia ai Mondiali”). Se da fastidio che i tedeschi ci irridono e fanno canzoni per sbeffeggiarci e anche vero che sono sempre tedeschi, per quanto poco sportivi si possano definire. Ma non è peggio che italiani stessi, anche se preferiscono definirsi “padani” tifano contro l’Italia ed insultano continuamente la capitale Roma, il tricolore ed altri simboli, caro Maurizio Costanzo? Forse meglio se ci diamo tutti un po’ una calmata.
23/06/2010







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