Lo sostiene uno studio italiano ancorché una ricerca dell’università di Osaka in Giappone
Lasciarsi prendere dalla sinfonia preferita, ma anche dalla canzone rock preferita e poi divertirsi: ridere, ridere, ridere. Sembra un elisir di lunga vita ma le sperimentazioni pubblicate sull’American Heart Association’s Nutrition, Physical Activity and Metabolism/Cardiovascular Disease Epidemiology and Prevention 2011 Scientific Sessions.
Chi ci ha lavorato ha seguito un criterio molto scrupoloso. La garanzia di serietà è data dal fatto che la ricerca è stata condotta da un team giapponese. Gli studiosi hanno applicato le loro osservazioni su 79 persone di età tra i 40 e i 74 anni.
Divisi in tre gruppi – il primo composto di 32 persone, ha cantato e ascoltato musica per almeno un’ora ogni due settimane e queste persone sono state invitate ad ascoltare musica anche a casa, il secondo di 30 persone è stato sottoposto alla terapia del riso attraverso la pratica del sottoporli alla visione di commedie, il terzo di 17 persone non è stato invitato né a ridere né ad ascoltare musica.
Ebbene, i ricercatori hanno valutato i valori pressori del gruppo 1 e 2 prima attestando l’abbassamento del primo e secondo gruppo. Ma è difficile capire se il miglioramento sarà duraturo nel tempo. Un consiglio pratico potrebbe consistere nel reiterare la pratica continuando a ridere e ad ascoltare la musica preferita.
Ma i rapporti benefici della musica, addirittura ritardanti o lenitivi nei casi di stati degenerativi da ipertensione, sono stati analiticamente già studiati da un equipe di italiani che sull’argomento ha introdotto addirittura dei passi in avanti sotto il profilo della terapia.
Fonte: Journal of Hypertension








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