Normative per la Salute

HospiceLe nuove leggi sulla Sanità del 2010

Le Palliative sono legge. Il 15 marzo 2010 è una data da ricordare per il diritto dei malati in Italia. Il Parlamento vara la legge sulle Cure Palliative (legge 38/2010) che rappresenta un punto di svolta nell’assistenza ai pazienti terminali e nella terapia del dolore oncologico e non.

In Italia circa 250mila pazienti terminali ogni anno (fonte Ministero della Salute 2002) e 15 milioni di connazionali affetti da dolore cronico sono interessati dalla legge.

La norma, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 19 marzo 2010 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”) sancisce per la prima volta la semplificazione nella prescrizione dei farmaci oppioidi – i medici possono ora utilizzare il ricettario ordinario -, indica i principi per la misurazione del dolore, l’adeguamento della rete degli Hospice, l’assistenza domiciliare, la formazione degli operatori, il monitoraggio. La legge viene accolta con grande soddisfazione dalle associazioni dei pazienti e dalle Società scientifiche, ma a distanza di sei mesi restano irrisolti diversi nodi.

A inizio dicembre il primo “tagliando” del ministro della Salute Ferruccio Fazio che annuncia sette passi per dare piena attuazione alle norme. Sclerosi Multipla: la tesi di Zamboni – Il 2010 sarà ricordato anche per il caso-Zamboni. Ha fatto il giro del mondo la tesi dell’italiano Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara, che collega una malformazione dei vasi sanguigni, da lui denominata Insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi), alla Sclerosi Multipla, malattia degenerativa dei nervi che colpisce oltre 50mila persone in Italia. Secondo Zamboni, i restringimenti delle vene favoriscono l’accumulo di ferro, la cui ossidazione danneggia i centri nervosi.

L’ipotesi appare per la prima volta nell’aprile 2009 sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychyatry, in uno studio firmato in collaborazione con il neurologo Fabrizio Salvi dell`Università di Bologna, corredato dai dati da 300 pazienti, 65 malati e 265 soggetti sani. I risultati preliminari indicano nel 90% le probabilità di un’associazione tra Ccsvi e Sm e nell’angioplastica, intervento chirurgico per allargare le giugulari, la tecnica che va sotto il nome di “metodo Zamboni”.

Nel 2010 scoppia il caso: numerosi centri di ricerca in tutto il mondo avviano studi sperimentali, ma i dati sono ancora in attesa di essere confermati.

Fonte: Asca

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