Bisogna prendersi in carico il problema del paziente sovrabbondante
Il 24 giugno a Roma, in un convegno sulla Presa in carico del paziente con obesità si affronta il problema. Il preside della Sapienza Luigi Frati e il presidente del Consiglio universitario nazionale, il Cun, Andrea Lenzi, sollecitano un percorso di cura istituzionalmente riconosciuto nonostante il numero elevato di pazienti, i costi sanitari e l’altissima mortalità.
Il problema cresce nella misura di uno per cento l’anno. Si tratta di un problema sanitario crescente. La popolazione dei sovrappeso è in aumento del 25% rispetto al 2002.
Negli Stati Uniti gli obesi sono il 78,6% degli adulti. Dati del 2010 attestano un aumento del 25% rispetto al 2002 – Lo dice lo studio del Worldwatch Institute (WWI) una delle più autorevoli organizzazioni ecologiste americane.
Dal 1960 le popolazioni occidentali hanno ridotto del 25-35% il loro apporto quotidiano di calorie (in particolare grassi) e, paradossalmente, l’obesità è aumentata del 400%, partendo da quello stesso periodo.
In questi ultimi 25 anni il fattore che appare rilevante nell’aumento di peso della popolazione – occidentale, industrializzata – non è di natura calorica, ma ormonale. L’eccessiva secrezione d’insulina, l’ormone chiave del metabolismo, è solo l’ultima fase di una reazione metabolica a catena provocata a monte dal consumo di alcuni alimenti.
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