La crisi che attanaglia il settore delle telecomunicazioni non risparmia neanche Teleperformance SpA, l’azienda francese che ha aperto la sua sedi italiane nel 2003, riuscendo nel giro di pochi anni a diventare il secondo gestore in Italia per servizi di call center al servizio di importanti società quali Sky Tv, Eni Gas & Power, Banca Nazionale del Lavoro, Vodafone, Enel e Barclays.
L’azienda ha avuto un periodo di espansione che le ha permesso di stabilizzare nel 2007, oltre tremila lavoratori nel due sedi di Roma ed in quella di Taranto, arrivando a contare 3200 su territorio nazionale.
Nel 2008, Teleperformance Italia SpA, rileva la società O.b.Tel di Palermo, ma l’operazione si verificherà controproducente, come quella di aprire una sede distaccata a Milano.
Sia O.b.Tel. che la sede milanese, chiuderanno nel giro di pochi mesi, costringendo la società rivedere il piano di espansione e di investimenti nel territorio nazionale.
Il bilancio di Telerformance Italia SpA, si chiuderà pesantemente in passivo nel 2009, nonostante l’apertura di una nuova sede a Durazzo in Albania. Il riassetto azionario, con la cessione e la successiva riacquisizione del 20% del pacchetto azionario da parte della società In&Out di Lucio Maria Apollonj Ghetti di Teleperformance Italia e gli interventi strutturali posti dalla corporate francese, non determinano gli esiti sperati, e quindi si arriva a questa drastica soluzione.
Le prime avvisaglie, arrivano a gennaio, quando la società perde le commesse di Mediaset Premium, Enel e vede ridursi sostanzialmente il rapporto con Sky Italia, con una progressiva perdita di contatti in entrata ed il mancato accordo prosecuzione del servizio di assistenza dal parco clienti,alle condizioni chieste dai vertici della In & Out che nel frattempo era tornata a controllare la totalità del pacchetto azionario di Teleperformance Italia SpA.
Vengono così, imposte ferie e permessi forzati a molti dipendenti, ridotto il personale operativo su alcune campagne a beneficio di altre. A Febbraio, non vengono più rinnovati i contratti a termine e a progetto con gli ultimi operatori interinali presi dalla società nei mesi precedenti a supporto del personale lavorativo stabilizzato.
Le Rsu chiedono un incontro con la società, che rassicura tutti, con un comunicato ufficiale che parla solamente di un momento di stallo in attesa di un nuovo riassetto aziendale e di nuove trattative con le aziende clienti. Si arriva così al venerdì di passione vera, del 2 aprile scorso quando vengono formalmente aperte da Teleperformance le procedure per licenziare circa 1.000 dipendenti, di cui quasi 700 a Taranto e gli altri a Roma.
Per la precisione vengono posti a licenziamento coattivo 133 operatori nella sede di Roma 1 a Via Priscilla, 105 circa nella sede di Parco Leonardo a Fiumicino e 647 unità in esubero a Taranto. Ora in pieno dei 75 giorni di trattativa dall’apertura dello stato di crisi, le federazioni sindacali si sono già adoperate per avviare un piano di lotta contro questa intenzione da parte di Teleperformance di effettuare una così massiccia riduzione del personale lavorativo.
Se l’azienda intende scaricare sui lavoratori i propri errori e difficoltà che non hanno nulla a che vedere con loro – afferma il Alessandro Genovesi sindacalista, segretario nazionale di Slc Cgil – vuol dire che non ha capito. La Slc Cgil è pronta alla massima mobilitazione, nessuno potrà sottrarsi alle proprie responsabilità: azienda, committenti, istituzioni locali e governo. O i licenziamenti verranno ritirati o sarà scontro senza precedenti con tutti coloro che pensano che a pagare debbano essere i lavoratori di Roma e Taranto”.
Stessa posizione viene espressa da Fistel Cisl e Uilcom.







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