Questo mese parliamo di impianti, ovvero la sostituzione dei denti mancanti con radici artificiali. Verranno spiegati quali possono essere le eventuali controindicazioni, i problemi che riescono a risolvere e la loro affidabilità nel tempo.
L’implantologia è quella branca dell’odontoiatria che si occupa della sostituzione dei denti mancanti con radici artificiali, per l’appunto impianti, ancorate saldamente nell’osso che possono sostenere denti singoli, gruppi di denti o che possono funzionare anche da ancoraggio per una protesi completa (la cosiddetta dentiera).
Bisogna inoltre ricordare che l’utilizzo degli impianti permette di preservare integri i denti naturali adiacenti allo spazio da colmare.
L’obiettivo di qualsiasi tipo d’impianto è quello di osteointegrarsi in modo completo, cioè di legarsi intimamente con l’osso, così come evidenziato dagli studi svolti oltre 40 anni fa dal Dottor P.I. Branemark, padre dell’implantologia, presso l’istituto di biotecnologia applicata di Goteborg in Svezia.
Gli impianti utilizzati ultimamente sono in titanio o in lega di titanio, materiale compatibile con la biologia umana, che non provoca reazioni da corpo estraneo, ma stabilisce con l’osso una connessione diretta che è alla base dell’osteointegrazione.
Tuttavia a volte, in non più del 5% dei casi, per motivi ancora oggi non perfettamente chiari né prevedibili, l’impianto non si integra e deve essere rimosso; quando ciò avviene, molto frequentemente è possibile sostituire l’impianto perso con uno avente un diametro maggiore e/o caratteristiche di forma e superficie diverse.
Esistono tuttavia delle controindicazioni di carattere locale o generale, temporanee quali la gravidanza o se il paziente attraversa un particolare periodo di stress, o permanenti come le epatopatie, le cardiopatie, le insufficienze renali, le patologie della coagulazione, diabete giovanile, le forme di osteoporosi gravi, che sconsigliano fortemente la terapia implantare.
Per questo motivo il paziente deve rispondere sinceramente e nel modo più completo possibile alle domande che vengono poste dall’odontoiatra in occasione della visita preliminare.
Solitamente oltre ad un colloquio verbale si chiede al paziente di compilare e firmare un questionario che permette all’odontoiatra di inquadrare correttamente il quadro clinico passato e recente del paziente e quindi trarre le debite conclusioni a riguardo. La valutazioni devono anche riguardare, previa controlli diagnostici (analisi delle radiografie, modelli, ceratura diagnostica) la fattibilità anatomica e l’eventuale estetica finale dei manufatti protesici.
L’età di per sé non è una controindicazione all’uso degli impianti, anche sé nel paziente anziano è da valutare molto attentamente la situazione di salute generale. Nei soggetti giovani non si possono fare impianti prima del completamento della crescita (16 anni per le femmine e 18 anni per i maschi).
Dopo le necessarie valutazioni, e se il paziente da il proprio consenso, si procede all’inserimento dell’impianto nell’osso mascellare o mandibolare, dopo aver praticato l’anestesia locale.
L’intervento dura circa 20 minuti ad impianto salvo complicazione e non si sente dolore durante lo svolgimento. In fase di guarigione si può manifestare lieve dolore e un lieve gonfiore, il tutto però perfettamente controllabile con la somministrazione di antidolorifici o in casi più complessi con del cortisone per via orale.
L’intervento è preceduto dall’assunzione di antibiotici prima e dopo l’intervento a copertura, per evitare infezioni locali che potrebbero inficiare l’esito dell’intervento stesso. Dopo circa 10 giorni avviene la rimozione dei punti. Oggi i tempi d’integrazione degli impianti, cioè il tempo necessario affinché possano essere caricati con una protesi, sono diminuiti di molto e grazie alle nuove micro superfici si può arrivare anche a 8/10 settimane per un impianto inserito in osso edentulo già da diverso tempo. È possibile inoltre inserire impianti in siti dove si effettua, durante lo stesso intervento, l’estrazione della radice o dell’elemento dentale fortemente compromesso (impianti post-estrattivi) aumentando ovviamente i tempi di guarigione ma semplificando a favore del paziente l’intervento; la tempistica varia anche in funzione dell’osso in cui è inserito l’impianto (mascella o mandibola).
Quando l’impianto è integrato si procede alla riapertura con l’inserimento di una vite di guarigione, se si tratta di metodica implantare bifasica, e successiva presa d’impronta per la realizzazione del manufatto protesico, o alla presa d’impronta direttamente, se ci troviamo di fronte ad un impianto a tecnica monofasica, cioè senza la riapertura. È comunque da tener presente che entrambi le tecniche sono ampiamente sperimentate ed affidabili e che la valutazione resta esclusiva scelta del sanitario a seconda del caso clinico.
Solitamente all’impianto viene avvitato un moncone che costituisce il supporto per una corona, nel caso della sostituzione di un singolo elemento, o un pilastro di un eventuale ponte con un altro impianto.
Sempre all’impianto può sempre essere avvitato un attacco che insieme ad altri attacchi su altri impianti può essere utilizzato per stabilizzare una eventuale protesi totale mobile; inoltre gli impianti possono essere utilizzati con altri sistemi per protesi avvitate di tipo Maryland.
La casistica scientifica definisce un successo a 5 anni quando l’85% degli impianti è ancora integrato e svolge la sua funzione; anche se oggi le percentuali riportate dalla letteratura scientifica, vuoi per le nuove micro superfici degli impianti, vuoi per l’affinamento delle tecniche chirurgiche, è in aumento. C’è da evidenziare inoltre che al successo contribuiscono in modo molto importante l’attenzione all’igiene della propria bocca da parte del paziente sottoposto a terapia impiantare, ed i controlli periodici a cui si sottopone presso il proprio odontoiatra di fiducia.
Ora concludiamo con i costi , che dipenderanno da diversi fattori, compreso il numero di denti da sostituire ed il numero d’impianti da inserire per supportare i nuovi denti; altri fattori da valutare sono se occorre effettuare qualche procedura aggiuntiva prima di posizionare gli impianti nonché il tipo di protesi da realizzare.
Comunque per un singolo elemento implantare compreso il pilastro e la relativa corona i costi sono di € 1.800.
Dott. Maurizio Montagna
Responsabile di protesi e terapia implantare presso il servizio di odontoiatria del Laboratorio Analisi Villanova
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