Riconoscere l’embolia polmonare

Medico PazienteSul Corriere della Sera una guida semplice, diretta per capire certe anomalie che comprese per tempo e affrontate salvano la vita

Si chiama con l’espressione “embolia polmonare” l’ostruzione acuta di uno o più rami dell’arteria polmonare, di solito da parte di un coagulo di sangue. L’embolia rappresenta un’unica malattia, il tromboembolismo venoso. Il trombo che determina l’ostacolo è formato dal sangue che ristagna nella vena. I periodi di prolungata inattività sono le concause di queste formazioni. Ma i trombi si formano anche da una tendenza propria della caratteristica specifica del sangue.

Ci sono delle avvisaglie per capire la presenza di un’embolia polmonare. Si tratta di quando ci sono sintomi improvvisi: mancanza di fiato, dolore al petto e tosse con catarro striato di sangue, accelerazione dei battiti cardiaci. Quando questi sintomi arrivano dopo un lungo viaggio in aereo o un intervento chirurgico ci sono buoni indizi per pronosticare un’insorgenza di questo tipo. Molto spesso scambiati per bronchite cronica, altre volte per polmonite, l’embolia polmonare ha anche sintomi come affaticabilità, sudorazioni, senso di agitazione, gonfiore e dolore al polpaccio. Il Pronto soccorso rappresenta il luogo dove trovare la valutazione più appropriata.

L’embolia si cura con eparina, farmaci trombolitici e anticoagulanti orali. I trombolitici vengono riservati ai casi in cui l’embolia è molto importante e il trombo va “sciolto” velocemente; se l’embolia non è grave di solito si usa l’eparina in infusione continua in vena oppure l’eparina a basso peso molecolare una o due volte al giorno sottocute, a cui si associa il warfarin per bocca. Passata la fase acuta, l’eparina viene sospesa per proseguire solo con il warfarin per un periodo di almeno tre mesi per evitare ricadute.

Fonte: Corriere della Sera

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