Salute nelle carceri

CarceriIl problema è stato preso in esame dalla Regione Lazio

Inadeguati le attrezzature diagnostiche. Eccessivo il ricorso ai pronto soccorso dei vicini ospedali perché le strutture carcerarie sono scadenti o di fatto inesistenti.

L’effetto è contribuire all’intasamento delle principali modalità di ingresso nei normali ospedali e l’impegno imponente di forze di polizia ordinaria e carceraria per il trasporto degli ammalati o dei contusi all’interno delle case circondariali. Questi i problemi della gestione della sanità nelle carceri.

Su questo il 18 maggio si è riunita la commissione Sanità. La medicina penitenziaria sempre più un problema che non può essere confinato alle carceri ma si integra col sistema sanitario generale. In due audizioni con la Federazione dei sindacati della dirigenza della Sanità (Confedir) e con il coordinamento regionale Uil Pa – Penitenziari – quindi sindacalisti e medici – si è concordato sul dare maggior impegno per lo stato di salute da parte dei malati delle case circondariali laziali.

Il problema principale è determinato dal sovraffollamento delle carceri. Lo ha sancito Confedir. La riforma ha avuto un’applicazione parziale. Il primo effetto pratico è consistito nel passaggio delle competenze in materia di medicina penitenziaria, di fatto, dal ministero della Giustizia al ministero della Salute, quindi alle Ausl.

Nel Lazio ci sono 6.630 persone in carcere, rispetto all capienza massima stimata in 4.856 unità. Il sovraffollamento incide molto sulla salute dei detenuti e degli agenti di polizia, anche in virtù di presidi medico-infermieristici non sempre in funzione ventiquattro ore su ventiquattro.

Le conclusioni della Commissione vedono la soluzione sull’istituzione di un tavolo permanente sulla sanità penitenziaria e sulla necessità di individuare da parte della Regione Lazio una struttura trasversale ad hoc che faccia da interlocutrice per tale problematica, alla stregua del Garante dei detenuti. Altra struttura di controllo, altra burocrazia, altri conflitti di competenze, nessuna soluzione in vista in ordine della Sanità.

Fonte: Regione Lazio

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