Lo dice l’indagine sociologica del Censis presentata il 2 dicembre
La prima cosa di cui si ha paura nella nostra Sanità consiste nella separazione tra livelli di assistenza medico ospedaliera, a seconda del censo e della possibilità di pagare il servizio. Altro timore consiste nella paventata interferenza della politica che avrebbe danneggiato in modo irreparabile la qualità della sanità.
L’11% della popolazione ritiene, però, migliorato il servizio sanitario nella propria regione. Il 60% attesta una sostanziale stabilità. Nel rapporto Censis il piano di rientro “ha registrato un incremento della spesa del 19% di contro al +26,9% del resto delle Regioni”. Tra gli enti regione per il periodo 2006-2010 ”spicca il contenimento della spesa che hanno registrato la Sicilia (oltre il -10%), l’Abruzzo (-4,4%), il Lazio (-3%) e la Campania (-1,9%).
Sanità ferma alle performance regionali, sempre secondo il Rapporto. Nel Mezzogiorno è più alta la percentuale di cittadini che parla di peggioramento.
Ma è il disavanzo dal quale diversi governi degli enti regione debbono rientrare costituisce una fonte credibile di preoccupazione. Il timore di ulteriori tagli è dichiarato dal 21,8% di coloro che hanno risposto al questionario del Censis. Tra le mancate riforme generali della sanità che si teme non arrivino al primo posto c’è l’assistenza domiciliare territoriale: 18%.
Che l’invecchiamento della media nella popolazione porti a un blocco della sanità invece il timore del 16,3%.
Fonte: Censis








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