Siddhartha Mukherjee ha trattato la malattia come “male assoluto”
Il titolo – “L’imperatore del male. Una biografia del cancro” – dice tutto e niente. Non è nuova l’operazione di personalizzazione della malattia, nuova, ha ritenuto la giuria, di trasformare questa lotta che la Medicina sta compiendo in una vasta guerra ideologica, dandogli l’indirizzo di una vera e propria storia.
Tutto ha inizio nel 1862. Un personaggio che vive di espedienti compra un papiro da un antiquario di Luxor datato al diciassettesimo secolo a.C.
In verità risale al 2500 a.C., ma la sua traduzione è datata 1930. La pergamena contiene la semplice descrizione di 48 casi, cioè malattie con tanto di diagnosi. Si tratta della prima descrizione di cancro al seno. A ogni altra malattia segue un’ipotesi di terapia. Di qui si dipana la trama che raccoglie testimonianze di Ippocrate e del motivo di una immensa incomprensione nella medicina antica. Mukherjee riporta una vicenda di errori e scoperte, di eroi inconsapevoli e involontari sacrifici.
Nello svilupparsi di attestazioni storicistiche non può mancare il valore morale della malattia: “Non so perché meritassi la malattia, ma non so nemmeno perché abbia meritato di guarire”.
Fonte: Corriere della Sera








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