Studiosi tedeschi impegnati ventiquattrore su ventiquattro per venire a capo del batterio
Sul quotidiano Il Foglio uscito il 3 giugno l’epidemiologo Donato Greco dà una spiegazione della fenomenologia dell’epidemia più insidiosa conosciuta negli ultimi anni.
Se ne offre una sintesi in quanto riteniamo essere la descrizione più chiara ed esaustiva uscita sui quotidiani di oggi, relativamente ai problemi della scienza nell’individuazione dei caratteri portanti di determinati fenomeni lesivi della salute. La questione quindi non è più solo il batterio, ma il difetto dei solidi paradigmi degli studiosi quando l’analisi si basa su indizi tra loro contraddittori.
“Gli Escherichia coli – spiega l’epidemiologo – sono abituali fondamentali e benefici germi che abitano normalmente in noi e partecipano al metabolismo del corpo umano, e senza i quali non ci sarebbe possibile vivere. Ma, come tutti gli altri batteri, formano una grande famiglia, all’interno della quale esistono differenze legate al ‘sierotipo’ (vale a dire la risposta a certi anticorpi) e identificabili attraverso il DNA. Quando parliamo di Escherichia coli parliamo quindi di centinaia di individui diversi, la cui stragrande maggioranza è buona e innocente. Ne conosciamo solo due o tre tipi cattivi, come quello sospettato all’inizio di questa storia”.
Il problema per l’organismo consiste nel fatto che produce “una tossina molto nociva. Lo fanno tutti gli Escherichia coli, quasi tutti in quantità trascurabile, ma stavolta siamo di fronte a un veleno potente che dà problemi di per sé. chi è contagiato non soffre solo le conseguenze della forte diarrea, ma subisce una tossinfezione che può diventare fatale”.
Continua Donato Greco su Il Foglio del 3 giugno sulla possibile causa determinata dall’uso indiscriminato di antibiotici:
“In passato, i tipi di Escherichia coli più pericolosi li avevamo sempre trovati in certe carni mal cotte. Negli hamburger, per esempio. Nei vegetali invece non si era mai visto, e anche stavolta la questione appare dubbia, nonostante le notizie circolate nei giorni scorsi. Comunque la pressione ambientale, di cui gli antibiotici sono parte, può sicuramente influenzare questi processi di selezione dei germi. Del resto, già il fatto che questo tipo così nocivo di Escherichia coli sia stato identificato come resistente ad alcuni antibiotici fa pensare che qualche contatto con quelle sostanze ci sia stato”.
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